Giovani Comunisti di Sinistra Comunista*

per una svolta a sinistra tra i Giovani Comunisti!

lunedì 14 settembre 2009

"Botte dai leghisti perché albanesi"

VENEZIA - Aggrediti e malmenati da un gruppo di persone vestite di verde. E’ la denuncia di due camerieri albanesi di un ristorante dietro Piazza San Marco, a Venezia. L’episodio, avvenuto ieri e confermato dalla questura di Venezia, è stato reso noto dal consigliere comunale dei Verdi, Beppe Caccia, per il quale si è trattato di una aggressione a sfondo razzista messa in atto da "squadristi militanti della Lega".

I due camerieri, che hanno riportato lesioni guaribili in trenta e sette giorni e ora si riservano di presentare una denuncia insieme al titolare del ristorante, hanno raccontato di avere avuto un diverbio con uno dei quattro aggressori poco prima della colluttazione.

A quanto si apprende, ieri le 11,40 alla Briccola in Calle degli Specchieri, è entrato un giovane sui trent’anni, visibilmente ubriaco e con un amaglietta con slogan leghisti. Che, all’improvviso, ha iniziato a battere con il pugno contro la vetrina del ristorante. A quel punto uno dei camerieri, di nazionalità albanese, è uscito per allontanarlo.

Per tutta risposta sono partiti gli insulti: "Che cazzo vuoi, fammi vedere il permesso di soggiorno". A quel punto la situazione è degenerata. "Sono entrati in sette-otto, tutti leghisti, ed è successo l’inferno - raccontano i lavoratori - Hanno buttato a terra una lattina di birra, poi hanno rovesciato tavoli e sedie, sfasciando mezzo locale. Avevamo davvero paura". L’aggressione è continuata con le botte al cameriere albanese. Poi gli aggressori soo scappati e si sono mischiati con i manifestanti della Lega radunati nei pressi.

Le nuove prospettive del caso Carlo Giuliani

La lunghissima sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo pronunciata a seguito del ricorso di Haidi e Giuliano Giuliani contro il governo italiano per la morte del figlio Carlo quel fatale 20 luglio 2001 durante il G8 genovese merita qualche considerazione più approfondita. Non ci se la può cavare con il giudizio "politico" per cui un altro giudice ha inteso mettere una pietra sopra quell'omicidio. Si potrebbe concludere che a Strasburgo non c'è un giudice e la Cedu si è mossa nella stessa linea del giudice genovese che archiviò invocando per Placanica la legittima difesa e l'uso legittimo delle armi solo se si parte dal presupposto che i genitori di Carlo ed il loro tenace difensore avessero messo al primo posto delle loro richieste il riconoscimento della colpa di Placanica. Il che non è e, del resto, non avrebbe potuto essere. La Cedu non è mai chiamata a decidere sulla colpevolezza di un soggetto, ma se in questo o quel caso il processo si è svolto con tutte le dovute garanzie e se l'indagine che precede il processo è stata carente o lacunosa. Il ricorso Giuliani proprio questo lamentava: che l'indagine sull'omicidio di Carlo era stata svolta male, affrettatamente e con troppi punti oscuri. Sarebbe occorso, invece, un pubblico dibattimento. Proprio su questo punto la complessa sentenza da ragione ai Giuliani.Fin dall'inizio dell'indagine (mancato tempestivo avviso ai congiunti dell'autopsia da effettuarsi e quindi impossibilità per loro di nominare periti; nulla osta alla cremazione della salma di Carlo a meno di 72 ore dall'evento), e poi nei risultati sommari e tutt'altro che convincenti degli accertamenti tecnici; continuando nella mancata indagine sulle modalità con cui si intese tutelare l'ordine pubblico in quei giorni a Genova e quindi sul non avere indagato se vi fossero state responsabilità nel mandare un inesperto psicolabile come Placanica con una pistola armata di pallottole letali e via continuando; tutti questi elementi fanno ritenere che non è stata condotta un'indagine seria, approfondita ed esaustiva.Ciascuno di questi elementi citati va a colpire dati che in tutti questi anni sono stati da molte parti censurati, anche nelle aule giudiziarie; ma che di fronte ai giudici genovesi hanno sempre trovato poco ascolto. Eccetto la contraddittorietà degli ordini e la gestione complessiva dell'ordine pubblico quel venerdì 20 luglio, specie in via Tolemaide e dintorni, che già avevano trovato un riconoscimento significativo all'interno della, peraltro durissima, sentenza di primo grado contro i manifestanti. Ora tutto ciò trova una sanzione ulteriore a livello internazionale. Non è poco.Ma la sentenza di Strasburgo pone anche questioni non da poco sulla dinamica stessa dell'omicidio, pur attestandosi poi sulla legittima difesa. Come si è potuto non indagare sul frammento di metallo rilevato nel cranio di Carlo? Come mai fu ferito con un sasso quando era già agonizzante? Come mai il defender su cui era Placanica non aveva reti di protezione ai finestrini e quindi un asse poté entrare all'interno e così impaurire il carabiniere fino a provocarne la sproporzionata reazione? Come mai Placanica, al pari degli altri operativi, fu dotato di proiettili letali invece che di proiettili di gomma antisommossa, come prescrivono le norme internazionali in questa materia e in casi come questi? I giudici di Strasburgo si sono spinti ben oltre le facili spiagge su cui si era attestata la magistratura genovese. «Deplorevole» per alcuni aspetti, l'operato della Procura, «troppe questioni cruciali sono state lasciate senza risposta», per concludere che «le autorità non hanno condotto un'adeguata indagine sulle circostanze del decesso di Giuliani». Non lo si era mai letto in una sentenza italiana, e la censura non riguarda solo la magistratura ma anche investigatori e politici.Non è un caso che i giudizi politici di parte governativa (Gasparri) si sono affrettati a dire che ora la partita è veramente chiusa. Al contrario, oggi la partita si riapre. Può essere che Placanica si senta rafforzato nell'esimente della legittima difesa. Ma vi sono responsabilità ben maggiori in capo a chi operò perché quel momento si verificasse con quelle caratteristiche.La sentenza Cedu, quindi, non solo apre alla possibilità che i genitori di Carlo agiscano in sede civile per un risarcimento adeguato, sempre ammesso che esista un possibile risarcimento per la barbara uccisione da parte dello Stato di un figlio ventenne. Ma potrebbe riaprire anche le porte dell'indagine penale, magari non necessariamente o solo contro Placanica, ma contro chi in quei drammatici giorni pose i presupposti perché la sua mano sparasse contro Carlo. Per non dire di una possibile commissione parlamentare d'inchiesta, tante volte invocata (da pochi) e sempre rigettata (da molti), che ora troverebbe una sua ulteriore legittimità proprio nella pronuncia dell'alta Corte internazionale.


da 'Il manifesto'

giovedì 3 settembre 2009

Venezia, caricato corteo dell'Onda

2 Settembre 2009

Ore 18.45 - Nonostante le cariche un gruppo di studenti, precari dello spettacolo e attivisti provenienti da tutta Italia è riuscito a raggiungere il tappeto rosso, a dispetto dello schieramento di forze di polizia in divisa e non che circondano l'area del Festival. Schierati in prima fila, hanno gettato riso nero e palloncini neri a simboleggiare la "morte della cultura" che, fuori dalla retorica dei grandi festival, è il prodotto più concreto delle politiche governative: l'attacco al FUS e la guerra all'università e al sapere sono state gli obiettivi degli slogan gridati dagli attivisti."Il precariato non è cool" , "Noi la crisi non la paghiamo" recitano alcuni degli striscioni e dei cartelli esposti.Alla manifestazione sono presenti attivisti, studenti e precari da tutta italia, insieme ai lavoratori di MTV in mobilitazione e al MOVem, il coordinamento nato alcuni mesi fa contro l'ennesima manovra contro il Fondo Unico per lo Spettacolo.

Ore 18.10 - Il testo che segue è stato diffuso alcuni minuti fa in una mailing list nazionale di movimento
«E' stato caricato pochi minuti fa il corteo composto da alcune centinaia di studenti dell'Onda e precari dello spettacolo in corso al Lido di Venezia, riunitisi alla spiaggia occupata di Global Beach, per protestare contro i tagli alla cultura e all'università. Il corteo stava raggiungendo in modo assolutamente pacifico e comunicativo l'Hotel Des Bains, nei pressi del tappeto rosso, di fronte a cui gli attivisti volevano lanciare una protesta simbolica e colorata contro la presenza al Lido del Ministro della Cultura Bondi, esponente del governo che sta sottraendo milioni di euro di fondi alla cultura, e distruggendo il sistema universitario pubblico italiano. La carica della polizia contro i precari e gli studenti è stata improvvisa e violenta, ed ha causato alcuni feriti, fortunatamente in modo non grave»

mercoledì 26 agosto 2009

Come proseguire il cammino della Rifondazione Comunista?


Nell'ambito del
1° Corso di Formazione politica di sinistracomunista*
(26/31 agosto - Rocca di Papa - Roma)
Sabato 29 agosto alle 16,30 a Rocca di Papa
Incontro/dibattito
COME PROSEGUIRE IL CAMMINO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA?
con
G. Pegolo - R. Mantovani - S. Valentini - B. Bracci Torsi
Modera: L. Petrone
Info: Daniele - 3343123484

venerdì 10 luglio 2009

COMUNICATO Giovani Comunisti Napoli - G8 de L'Aquila

Oggi 10 Luglio, come Giovani Comunisti di Napoli abbiamo partecipato con una nostra delegazione alla marcia che si è tenuta a l'Aquila in contestazione al summit dei G8. Nonostante il clima di repressione e l'alto livello di intimidazione che le nostre istituzioni hanno voluto provocare tramite gli arresti dei 21 compagni per i fatti del G8 di Torino, la manifestazione si è svolta in maniera pacifica, riuscendo ad assumere il doppio significato di convinta contestazione anticapitalista ed altrettanto chiara manifestazione di solidarietà alle popolazioni danneggiate dal sisma e strumentalizzate dal nostro Governo.
Vogliamo esprimere profonda soddisfazione per la notizia giuntaci in queste ore secondo cui tutti i 21 compagni arrestati negli scorsi giorni sono stati rilasciati. Questo sembra quasi confermare la nostra ipotesi secondo cui gli arresti ad orologeria avevano l'obiettivo di sfiduciare il movimento anticapitalista dell'Aquila. Quest'obiettivo non è stato raggiunto; ma nondimeno, la repressione non si è fermata. Stamattina stessa, infatti, la polizia ha fermato alcuni compagni dei C.A.R.C. che in auto si muovevano dalla Toscana per raggiungere l'Aquila e partecipare alla manifestazione. A tutt'ora, questi compagni sono tenuti dalle forze dell'ordine in stato di fermo.
SIAMO SOLIDALI CON I COMPAGNI DEI C.A.R.C. FERMATI E NE CHIEDIAMO IMMEDIATO RILASCIO

LIBERTA PER I COMPAGNI ARRESTATI!
NESSUNO CRIMINALIZZI LA CONTESTAZIONE!


I Giovani Comunisti di Napoli

lunedì 6 luglio 2009

LIBERTA' PER GLI STUDENTI!

Questa notte in tutta Italia le forze dell'ordine hanno compiuto 21 arresti nei confronti di militanti del movimento studentesco per gli scontri avvenuti nell'ambito delle manifestazioni contro il G8 sull'università di Torino. La raffica di arresti avviene proprio alla vigilia delle mobilitazioni contro il vertice dei Grandi 8 de L'Aquila, ed ha l'aspetto di un atto intimidatorio volto a fiaccare le realtà di movimento.
Immediatamente dopo la notizia, il movimento studentesco si è riorganizzato per compiere una serie di manifestazioni davanti alle proprie università ed occupazioni di rettorati a Milano, Venezia, Bologna, Napoli. "Le occupazioni hanno l'obiettivo di ottenere un confronto con quei rettori che, durante il G8 sull'università, stavano ' dall'altra parte' ", afferma Roberto De Filippis, dei Giovani Comunisti di Avellino ma militante nel movimento studentesco napoletano, "vogliamo che prendano posizione e si schierino anche con una semplice dichiarazione in maniera solidale con i loro studenti arrestati". In tutta Italia si stanno tenendo in queste ore assemblee di movimento, per coordinare gli sforzi di tutte le realtà e dare un segno della presenza della conflittualità studentesca.
Immediata la replica del Segretario del PRC Paolo Ferrero, che ha commentato con il seguente comunicato stampa "Gli arresti di stanotte, che seguono le limitazioni del diritto a manifestare attuate in varie occasioni dal governo ed un clima di intimidazione in occasione delle manifestazioni, segnalano in modo pieno la strategia del governo: cerca di trasformare il confronto politico e sociale in un problema di ordine pubblico e in questo modo di circoscrivere e ridurre al minimo le espressioni del dissenso. Il tutto mentre i provvedimenti del governo - a partire dal pacchetto sicurezza - violano palesemente la Costituzione e legittimano il formarsi di squadracce in ogni città.
E’ del tutto evidente che gli arresti di stanotte sono arresti ad orologeria, tesi a criminalizzare il movimento contro il G8: si tratta di una operazione politica inaccettabile che denunciamo con forza.
Per parte nostra siamo impegnati alla costruzione di un movimento di massa contro le politiche del governo e di Confindustria, a partire dalle iniziative contro il G8. Riteniamo infatti che solo la costruzione di un largo movimento di massa, non violento nei modi quanto radicale nei contenuti, possa sconfiggere il tentativo reazionario del governo e aprire la strada ad una uscita da sinistra e democratica dalla crisi attuale."
Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa dei GC di Napoli:
"I Giovani Comunisti di Napoli esprimono piena solidarietà ai 21 studenti arrestati nell’ambito delle indagini sui fatti del G8 di Torino. Siamo con Paolo Ferrero nell’affermare che gli arresti suonano come una vera e propria bomba ad orologeria dal sapore fortemente intimidatorio nei confronti delle realtà conflittuali e di movimento, proprio perché vengono realizzati a tre giorni dall’importante appuntamento del contro G8 de L’Aquila. Ancora una volta, e in misura sempre più aggressiva, si realizza quella strategia di governo che vuole spostare il confronto dal piano politico a quello poliziesco.

Appoggiamo le occupazioni dei rettorati che il movimento studentesco ha messo in atto a Milano, Venezia, Bologna, Napoli per chiedere ai rettori, che hanno partecipato ai lavori del G8 sull’Università, di rispondere della loro posizione ora ed esprimere solidarietà rispetto ad una azione di criminalizzazione che si sta abbattendo i loro stessi studenti.

LIBERTA PER I COMPAGNI STUDENTI ARRESTATI
NESSUNO CRIMINALIZZI IL MOVIMENTO
I Giovani Comunisti di Napoli"


I GIOVANI COMUNISTI DI SINISTRA COMUNISTA SI ASSOCIANO AI MOVIMENTI TUTTI NEL CONDANNARE GLI ARRESTI INTIMIDATORI E NEL RICHIEDERE L'IMMEDIATA SCARCERAZIONE DEGLI STUDENTI ARRESTATI!

sabato 27 giugno 2009

Il muro della vergogna


Ramallah, 18 giugno 2009

Cari amici,

mancano meno di tre settimane al quinto anniversario della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia sullo smantellamento del Muro. Il fatto che la costruzione del Muro continui, a cinque anni dalla sentenza, è la prova lampante dell’impunità che la comunità internazionale garantisce ad Israele.

In questo anniversario, facciamo appello ai sostenitori dei diritti dei Palestinesi in tutto il mondo affinché rinnovino i loro sforzi nella lotta contro il Muro dell’Apartheid.

Come Campagna Palestinese contro il Muro dell’Apartheid e Comitati Popolari contro il Muro e le colonie, stiamo resistendo al Muro sin dall’inizio della sua costruzione.

Oggi, la gente che si mobilita nelle proteste settimanali per difendere la propria terra contro il Muro affronta una repressione in rapida crescita da parte dell’esercito israeliano e noi vi chiediamo di unirvi a noi contro gli arresti, i ferimenti e gli assassinii del nostro popolo.

Cinque anni fa, la Corte Internazionale di Giustizia sembrava aver rafforzato la nostra battaglia. Il 9 luglio 2004, la Corte sentenziò che:

- la costruzione del Muro nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, è illegale e che Israele doveva cessarne la costruzione, smantellare le parti già costruite e risarcire i danni causati.

- nessuno Stato avrebbe dovuto fornire aiuto o assistenza al mantenimento del Muro ed al suo regime e tutti gli Stati aderenti alla IV Convenzione di Ginevra sono obbligati ad assicurare il rispetto da parte di Israele delle leggi umanitarie internazionali.

Nonostante la chiarezza di questa sentenza, né Israele, né la comunità internazionale hanno indicato che intendono rispettare i loro obblighi verso il Diritto Internazionale. Invece, il Muro è semplicemente scomparso dall’agenda della diplomazia internazionale, mentre continuano le distruzioni di cui è causa.

Nei primi quattro mesi di quest’anno, l’esercito israeliano ha già costruito più parti del Muro che nell’intero 2008. Come risultato di questo progetto, lo sbalorditivo numero di 266.422 Palestinesi che vivono in Cisgiordania sono circondati, isolati e con la prospettiva della deportazione.

Le Nazioni Unite non hanno fatto nulla per realizzare la decisione della Corte Internazionale di Giustizia e, con l’eccezione di pochi governi, gli Stati non hanno fatto pressione o attuato sanzioni verso Israele. L’imprenditoria internazionale continua a finanziare ed a fornire materiali sia per la costruzione del Muro che per le colonie.

Se l’amministrazione Obama e i governi europei fossero seri sulle loro posizioni sulle colonie, per prima cosa imporrebbero il rispetto della sentenza della Corte, che evidenzia l’illegalità del Muro, delle colonie e del regime che vi è associato. In questo modo, i leader politici potrebbero far rispettare il Diritto Internazionale e restituire ai popoli fiducia nella pace e nel futuro.

Lasciati soli a difendere i propri diritti e le norme del Diritto Internazionale, i comitati popolari hanno continuato le mobilitazioni con il sostegno dei difensori dei diritti umani di tutto il mondo. Hanno rallentato la costruzione del Muro e ottenuto restituzioni di terre, ma l’obiettivo finale di abbattere il Muro è ancora lontano. I villaggi palestinesi continuano a pagare un alto prezzo per la loro determinazione: 16 persone, la metà delle quali bambini, sono già state uccise dalle forze israeliane nel corso delle proteste, mentre altre centinaia sono state ferite o arrestate.

Interi villaggi subiscono il coprifuoco e la chiusura dei cancelli del Muro come punizione collettiva.

L’utilizzo abituale di pallottole di plastica contro le persone sulla loro stessa terra è solo l’ultima di una lunga serie di misure che violano i nostri diritti politici.

Vi chiediamo di mobilitarvi insieme a noi in occasione del quinto anniversario della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia e di aiutarci a proteggere i comitati popolari, di rimettere il Muro nella vostra agenda, di fare pressione sui vostri governi e sulle Nazioni Unite perché si conformino al loro obbligo di realizzare la sentenza della Corte e di fermare gli affaristi internazionali che traggono profitto dai crimini israeliani.

Voi potete fare questo:

- Organizzando eventi di sensibilizzazione per il 9 luglio

- Contattando i vostri organi di informazione e chiedendogli di informare sul Muro e sulla lotta contro di esso

- Scrivendo ai vostri consolati e ai vostri parlamentari e chiedendogli di protestare contro la repressione dei comitati popolari e di impegnarsi per la realizzazione della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia

- Includendo il Muro nelle vostre campagne ed iniziative politiche.

Grazie per il vostro sostegno.

Campagna Palestinese contro il Muro dell’Apartheid