Giovani Comunisti di Sinistra Comunista*

per una svolta a sinistra tra i Giovani Comunisti!
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domenica 9 maggio 2010

Comunicato stampa dalla facoltà di lettere occupata - Siena

Siena, 8 maggio 2010

Nella notte tra venerdì e sabato gli studenti occupanti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena hanno subito un attacco tanto pericoloso quanto violento, che è culminato con il tentativo di incendio dei locali dell’archivio della Biblioteca della Facoltà. Nella serata di venerdì, dopo un’assemblea molto partecipata volta a definire la strategia politica degli occupanti, è stato proiettato il film “Milk” che ha visto la presenza di numerosi studenti, docenti e cittadini comuni. Conclusasi la proiezione, chiuse le porte principali, gli studenti del turno di notte si sono apprestati a concludere l’organizzazione delle iniziative culturali del giorno dopo.

Durante la notte, verso le quattro, un gruppo di sette-otto individui ha iniziato a bussare con violenza alla porta chiedendo di entrare. Gli studenti presenti, dopo aver fatto notare che l’orario di apertura notturna si era ormai concluso, hanno chiesto pacificamente di non urlare e di tornare a casa.

Dopo essersi rifiutati di andare via, per lungo tempo il gruppo di esagitati ha tentato di sfondare le due porte d’accesso minacciando di morte gli occupanti e insultandoli con vari improperi, costringendoli a spostare un mobile per impedirne l’entrata. Vedendo che non era possibile riuscire ad entrare nella Facoltà, la violenza di questi ragazzi si è sfogata sull’archivio della Biblioteca, appartenente allo stesso edificio di San Galgano: hanno sfondato la porta e dato fuoco alle tesi di laurea (l’archivio ne contiene centinaia) con il preciso obiettivo di incendiare l’archivio, contiguo alla biblioteca, e quindi la Facoltà di Lettere di Siena, con all’interno – assediati – gli studenti!

Solo l’intervento delle forze dell’ordine ha ristabilito la calma, ma il fatto rimane di una gravità inaudita.

La nostra protesta, la nostra occupazione di questo edificio è volta a sensibilizzare la società sul ruolo fondante della cultura e del sapere critico, una funzione essenziale che è vittima di un attacco frontale da parte di varie forze che quotidianamente tentano di delegittimarli. Questo grave atto di intolleranza - di inciviltà - dimostra quanto grande sia l’ignoranza di questi tizi, che gonfi di rabbia e odio, di presunzione e di irrazionalità, hanno cercato di dare alle fiamme una Facoltà universitaria.

E’ qualcosa che ci sconvolge, che ci lascia senza parole. Il caso fortuito ha permesso che l’intera biblioteca non prendesse fuoco, con conseguenze indicibili data anche la prossimità con la centralina Intesa, quindi con i tubi della fornitura di gas. E’ un fatto che non può rimanere in silenzio, e che deve essere condannato con forza da tutta la società civile, una società che se dimentica l’importanza della conoscenza e della cultura non può che dimenticare la sua stessa essenza di condivisione, tolleranza, rispetto.

Ci appelliamo a tutte le forze democratiche affinché condannino questo ed ogni atto di intolleranza e cieca ignoranza che sempre più spesso sconvolgono le nostre società.

Ringraziamo al tempo stesso la solidarietà espressaci già dalle associazioni a noi vicine, nonché dal preside della Facoltà di Lettere, prof. Roberto Venuti, e dal Rettore dell’Università di Siena, prof. Silvano Focardi. Allo stesso tempo ringraziamo le forze dell’ordine per il loro pronto intervento e la professionalità con cui hanno gestito e stanno gestendo la questione.

Gli studenti dell’Università di Siena non si lasceranno intimidire da questi atti di idiozia e vandalismo fine a se stesso. Continueremo con ancora più forza la nostra campagna di sensibilizzazione e protesta, nella sempre più ferma convinzione che il nostro operato sia necessario quanto inderogabile.

Gli studenti dell’Ateneo di Siena occupanti la Facoltà di Lettere

mercoledì 18 novembre 2009

La scuola pubblica è in serio pericolo: la Polizia risponde e arresta 9 dissidenti!! L'opinione di un Giovane Comunista...

Non amo la violenza, per natura e per convinzione politica, e vorrei poter combattere il sistema con ogni mezzo a partire da quelli culturali. Tuttavia non sono nonviolento ad ogni costo, semplicemente sono comunista.

Nella mia attività politica ho avuto modo di conoscere personalmente compagni anarchici che, al contrario, hanno una visione di lotta che contempla pratiche violente, o più semplicemente illegali, con cui tuttavia condivido lo stesso medesimo progetto: una società migliore fondata sull’uguaglianza, la libertà e la solidarietà. Diversi i mezzi, identico il fine.

Venerdì in Università Statale a Milano degli studenti di un collettivo anarchico sono entrati in sede Cusl (una cooperativa che fa capo a Comunione e Liberazione), e hanno stampato alcune centinaia di fotocopie senza pagarle, come segno di protesta verso i moltissimi privilegi ingiustificati di cui questa organizzazione gode a Milano e in Lombardia. All’uscita sono stati fermati dai gestori della libreria e ne è nato un tafferuglio in cui gli studenti hanno avuto la meglio. Dopo il deprecabile gesto i compagni anarchici sono stati naturalmente denunciati. La sera di venerdì un comando di forze dell’ordine organizza una vera e propria operazione di sgombero della casa occupata in cui i compagni anarchici del sopracitato collettivo organizzano da tempo eventi culturali e sociali aperti a tutta la cittadinanza, e ne arresta 5, di cui uno a San Vittore gli altri ai domiciliari, pena prevista per l’accusa di rapina: due anni.

La mattina di oggi, martedì 17 novembre, il corteo degli studenti medi, indetto per la Giornata Internazionale del Diritto allo Studio, viene inevitabilmente caratterizzato da una certa preoccupazione verso l’esagerata reazione poliziesca nei confronti degli studenti anarchici e il tragitto autorizzato viene deviato in senso di protesta: il corteo diventa abusivo. Le forze dell’ordine intervengono bruscamente e fermano 4 studenti liceali di cui 2 rilasciati nel pomeriggio e gli altri agli arresti. L’accusa è di corteo non autorizzato, il processo sarà per direttissima. Nel pomeriggio viene indetto un presidio di protesta nella centralissima piazza San Babila: la tensione è alta.

Ho partecipato al presidio e ho incontrato compagni di diversi collettivi, scuole, età e partiti e il pensiero generale è stato: gli studenti avranno pure sbagliato, ma una reazione così repressiva è tollerabile? Si può finire agli arresti domiciliari per 30€ di fotocopie? Si può finire in questura a 18 anni per aver deviato il corso di una manifestazione per il diritto allo studio? La risposta non può che essere categoricamente negativa.

In un momento in cui la Scuola Pubblica viene messa in forte discussione dal sistema, la Polizia ha di fatto dato un chiaro segnale politico intimidatorio a tutti i dissidenti, cominciando dai più estremisti. Io e altri Giovani Comunisti lombardi non siamo riusciti a rimanere indifferenti, e per questo eravamo in piazza con le bandiere nel nostro Partito.
Non possiamo aspettare che vengano a bussare anche alla nostra porta, quando ormai l’Università sarà a pagamento, quando la scuola sarà preparazione tecnica al sistema e non più educazione ad una vita critica, quando non si insegneranno più la filosofia, la letteratura e la storia nelle scuole pubbliche, e si dovrà ricominciare a combattere per un diritto che ci sembrava naturale avere. La Polizia deve capire che la nostra lotta è anche quella dei suoi figli e dei suoi nipoti, che l’ordine non vale niente se è imposto con la forza.
Certo, vorrei vedere gli studenti milanesi più compatti, non viziati da inutili personalismi e da dannose corse per la ribalta mediatica. Vorrei partecipare a cortei organizzati in maniera più chiara, con un servizio d’ordine, con il mandato chiaro di evitare provocazioni che non ci possiamo permettere. Vorrei che i Giovani Comunisti lombardi tornino a fornire ai movimenti la loro esperienza di giovanile di partito caratterizzata dalla lotta e dal conflitto.

È già tardi ed è inutile aspettare, la scuola geme, le fabbriche chiudono, serve politica.

A Milano gli studenti tornano a reagire in massa dopo la chiusura delle scuole civiche serali Grassi e Gandhi, dopo il trasloco forzato dell’Accademia di Brera, dopo il rischio di chiusura della mensa del Politecnico, dopo la dura repressione poliziesca. Noi comunisti ci vogliamo essere?

Marco Nebuloni
Giovani Comunisti Lecco

giovedì 3 settembre 2009

Venezia, caricato corteo dell'Onda

2 Settembre 2009

Ore 18.45 - Nonostante le cariche un gruppo di studenti, precari dello spettacolo e attivisti provenienti da tutta Italia è riuscito a raggiungere il tappeto rosso, a dispetto dello schieramento di forze di polizia in divisa e non che circondano l'area del Festival. Schierati in prima fila, hanno gettato riso nero e palloncini neri a simboleggiare la "morte della cultura" che, fuori dalla retorica dei grandi festival, è il prodotto più concreto delle politiche governative: l'attacco al FUS e la guerra all'università e al sapere sono state gli obiettivi degli slogan gridati dagli attivisti."Il precariato non è cool" , "Noi la crisi non la paghiamo" recitano alcuni degli striscioni e dei cartelli esposti.Alla manifestazione sono presenti attivisti, studenti e precari da tutta italia, insieme ai lavoratori di MTV in mobilitazione e al MOVem, il coordinamento nato alcuni mesi fa contro l'ennesima manovra contro il Fondo Unico per lo Spettacolo.

Ore 18.10 - Il testo che segue è stato diffuso alcuni minuti fa in una mailing list nazionale di movimento
«E' stato caricato pochi minuti fa il corteo composto da alcune centinaia di studenti dell'Onda e precari dello spettacolo in corso al Lido di Venezia, riunitisi alla spiaggia occupata di Global Beach, per protestare contro i tagli alla cultura e all'università. Il corteo stava raggiungendo in modo assolutamente pacifico e comunicativo l'Hotel Des Bains, nei pressi del tappeto rosso, di fronte a cui gli attivisti volevano lanciare una protesta simbolica e colorata contro la presenza al Lido del Ministro della Cultura Bondi, esponente del governo che sta sottraendo milioni di euro di fondi alla cultura, e distruggendo il sistema universitario pubblico italiano. La carica della polizia contro i precari e gli studenti è stata improvvisa e violenta, ed ha causato alcuni feriti, fortunatamente in modo non grave»