Giovani Comunisti di Sinistra Comunista*

per una svolta a sinistra tra i Giovani Comunisti!
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domenica 9 maggio 2010

Comunicato stampa dalla facoltà di lettere occupata - Siena

Siena, 8 maggio 2010

Nella notte tra venerdì e sabato gli studenti occupanti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena hanno subito un attacco tanto pericoloso quanto violento, che è culminato con il tentativo di incendio dei locali dell’archivio della Biblioteca della Facoltà. Nella serata di venerdì, dopo un’assemblea molto partecipata volta a definire la strategia politica degli occupanti, è stato proiettato il film “Milk” che ha visto la presenza di numerosi studenti, docenti e cittadini comuni. Conclusasi la proiezione, chiuse le porte principali, gli studenti del turno di notte si sono apprestati a concludere l’organizzazione delle iniziative culturali del giorno dopo.

Durante la notte, verso le quattro, un gruppo di sette-otto individui ha iniziato a bussare con violenza alla porta chiedendo di entrare. Gli studenti presenti, dopo aver fatto notare che l’orario di apertura notturna si era ormai concluso, hanno chiesto pacificamente di non urlare e di tornare a casa.

Dopo essersi rifiutati di andare via, per lungo tempo il gruppo di esagitati ha tentato di sfondare le due porte d’accesso minacciando di morte gli occupanti e insultandoli con vari improperi, costringendoli a spostare un mobile per impedirne l’entrata. Vedendo che non era possibile riuscire ad entrare nella Facoltà, la violenza di questi ragazzi si è sfogata sull’archivio della Biblioteca, appartenente allo stesso edificio di San Galgano: hanno sfondato la porta e dato fuoco alle tesi di laurea (l’archivio ne contiene centinaia) con il preciso obiettivo di incendiare l’archivio, contiguo alla biblioteca, e quindi la Facoltà di Lettere di Siena, con all’interno – assediati – gli studenti!

Solo l’intervento delle forze dell’ordine ha ristabilito la calma, ma il fatto rimane di una gravità inaudita.

La nostra protesta, la nostra occupazione di questo edificio è volta a sensibilizzare la società sul ruolo fondante della cultura e del sapere critico, una funzione essenziale che è vittima di un attacco frontale da parte di varie forze che quotidianamente tentano di delegittimarli. Questo grave atto di intolleranza - di inciviltà - dimostra quanto grande sia l’ignoranza di questi tizi, che gonfi di rabbia e odio, di presunzione e di irrazionalità, hanno cercato di dare alle fiamme una Facoltà universitaria.

E’ qualcosa che ci sconvolge, che ci lascia senza parole. Il caso fortuito ha permesso che l’intera biblioteca non prendesse fuoco, con conseguenze indicibili data anche la prossimità con la centralina Intesa, quindi con i tubi della fornitura di gas. E’ un fatto che non può rimanere in silenzio, e che deve essere condannato con forza da tutta la società civile, una società che se dimentica l’importanza della conoscenza e della cultura non può che dimenticare la sua stessa essenza di condivisione, tolleranza, rispetto.

Ci appelliamo a tutte le forze democratiche affinché condannino questo ed ogni atto di intolleranza e cieca ignoranza che sempre più spesso sconvolgono le nostre società.

Ringraziamo al tempo stesso la solidarietà espressaci già dalle associazioni a noi vicine, nonché dal preside della Facoltà di Lettere, prof. Roberto Venuti, e dal Rettore dell’Università di Siena, prof. Silvano Focardi. Allo stesso tempo ringraziamo le forze dell’ordine per il loro pronto intervento e la professionalità con cui hanno gestito e stanno gestendo la questione.

Gli studenti dell’Università di Siena non si lasceranno intimidire da questi atti di idiozia e vandalismo fine a se stesso. Continueremo con ancora più forza la nostra campagna di sensibilizzazione e protesta, nella sempre più ferma convinzione che il nostro operato sia necessario quanto inderogabile.

Gli studenti dell’Ateneo di Siena occupanti la Facoltà di Lettere

mercoledì 18 novembre 2009

La scuola pubblica è in serio pericolo: la Polizia risponde e arresta 9 dissidenti!! L'opinione di un Giovane Comunista...

Non amo la violenza, per natura e per convinzione politica, e vorrei poter combattere il sistema con ogni mezzo a partire da quelli culturali. Tuttavia non sono nonviolento ad ogni costo, semplicemente sono comunista.

Nella mia attività politica ho avuto modo di conoscere personalmente compagni anarchici che, al contrario, hanno una visione di lotta che contempla pratiche violente, o più semplicemente illegali, con cui tuttavia condivido lo stesso medesimo progetto: una società migliore fondata sull’uguaglianza, la libertà e la solidarietà. Diversi i mezzi, identico il fine.

Venerdì in Università Statale a Milano degli studenti di un collettivo anarchico sono entrati in sede Cusl (una cooperativa che fa capo a Comunione e Liberazione), e hanno stampato alcune centinaia di fotocopie senza pagarle, come segno di protesta verso i moltissimi privilegi ingiustificati di cui questa organizzazione gode a Milano e in Lombardia. All’uscita sono stati fermati dai gestori della libreria e ne è nato un tafferuglio in cui gli studenti hanno avuto la meglio. Dopo il deprecabile gesto i compagni anarchici sono stati naturalmente denunciati. La sera di venerdì un comando di forze dell’ordine organizza una vera e propria operazione di sgombero della casa occupata in cui i compagni anarchici del sopracitato collettivo organizzano da tempo eventi culturali e sociali aperti a tutta la cittadinanza, e ne arresta 5, di cui uno a San Vittore gli altri ai domiciliari, pena prevista per l’accusa di rapina: due anni.

La mattina di oggi, martedì 17 novembre, il corteo degli studenti medi, indetto per la Giornata Internazionale del Diritto allo Studio, viene inevitabilmente caratterizzato da una certa preoccupazione verso l’esagerata reazione poliziesca nei confronti degli studenti anarchici e il tragitto autorizzato viene deviato in senso di protesta: il corteo diventa abusivo. Le forze dell’ordine intervengono bruscamente e fermano 4 studenti liceali di cui 2 rilasciati nel pomeriggio e gli altri agli arresti. L’accusa è di corteo non autorizzato, il processo sarà per direttissima. Nel pomeriggio viene indetto un presidio di protesta nella centralissima piazza San Babila: la tensione è alta.

Ho partecipato al presidio e ho incontrato compagni di diversi collettivi, scuole, età e partiti e il pensiero generale è stato: gli studenti avranno pure sbagliato, ma una reazione così repressiva è tollerabile? Si può finire agli arresti domiciliari per 30€ di fotocopie? Si può finire in questura a 18 anni per aver deviato il corso di una manifestazione per il diritto allo studio? La risposta non può che essere categoricamente negativa.

In un momento in cui la Scuola Pubblica viene messa in forte discussione dal sistema, la Polizia ha di fatto dato un chiaro segnale politico intimidatorio a tutti i dissidenti, cominciando dai più estremisti. Io e altri Giovani Comunisti lombardi non siamo riusciti a rimanere indifferenti, e per questo eravamo in piazza con le bandiere nel nostro Partito.
Non possiamo aspettare che vengano a bussare anche alla nostra porta, quando ormai l’Università sarà a pagamento, quando la scuola sarà preparazione tecnica al sistema e non più educazione ad una vita critica, quando non si insegneranno più la filosofia, la letteratura e la storia nelle scuole pubbliche, e si dovrà ricominciare a combattere per un diritto che ci sembrava naturale avere. La Polizia deve capire che la nostra lotta è anche quella dei suoi figli e dei suoi nipoti, che l’ordine non vale niente se è imposto con la forza.
Certo, vorrei vedere gli studenti milanesi più compatti, non viziati da inutili personalismi e da dannose corse per la ribalta mediatica. Vorrei partecipare a cortei organizzati in maniera più chiara, con un servizio d’ordine, con il mandato chiaro di evitare provocazioni che non ci possiamo permettere. Vorrei che i Giovani Comunisti lombardi tornino a fornire ai movimenti la loro esperienza di giovanile di partito caratterizzata dalla lotta e dal conflitto.

È già tardi ed è inutile aspettare, la scuola geme, le fabbriche chiudono, serve politica.

A Milano gli studenti tornano a reagire in massa dopo la chiusura delle scuole civiche serali Grassi e Gandhi, dopo il trasloco forzato dell’Accademia di Brera, dopo il rischio di chiusura della mensa del Politecnico, dopo la dura repressione poliziesca. Noi comunisti ci vogliamo essere?

Marco Nebuloni
Giovani Comunisti Lecco

giovedì 5 novembre 2009

Comunicato stampa GC Napoli - NO all’oscuramento mediatico dei precari della scuola!

Comunicato Stampa Giovani Comunisti:

NO all’oscuramento mediatico dei precari della scuola!

I Giovani Comunisti di Napoli solidarizzano con il Coordinamento dei Precari della Scuola di Napoli e Avellino ed aderiscono al presidio contro l’oscuramento mediatico del 6 Novembre davanti la sede regionale della RAI.

Come Giovani Comunisti, riteniamo il diritto all’istruzione un valore di fondamentale importanza, dichiarato e protetto dalla nostra Carta Costituzionale; valore che oggi viene sottoposto ad un’opera di costante smantellamento da parte delle politiche di tagli del Governo Berlusconi. L’attacco viene condotto nella maniera più violenta contro docenti precari e personale ATA: quei lavoratori, cioè, che dovrebbero avere la responsabilità di assicurare un’istruzione pubblica e di qualità, e per i quali invece il destino è quello dell’estromissione dal mondo della scuola. Si tratta di un vero e proprio licenziamento di massa, che ha in Campania il suo primato numerico. Così, il Governo riesce a colpire contemporaneamente il diritto all’istruzione, quello al lavoro e lo stesso valore della democrazia, di cui la scuola è il principale baluardo.

I Giovani Comunisti ritengono scandaloso l’oscuramento mediatico di cui la vicenda dei precari della scuola è stata oggetto, e si unisce al CSP di Napoli e Avellino nel richiedere con forza ai mezzi di informazione di dare il giusto peso e spazio alla lotta dei precari per la scuola pubblica ed il lavoro, che è insieme lotta per i diritti di tutti e la democrazia.

I Giovani Comunisti di Napoli

giovedì 3 settembre 2009

Venezia, caricato corteo dell'Onda

2 Settembre 2009

Ore 18.45 - Nonostante le cariche un gruppo di studenti, precari dello spettacolo e attivisti provenienti da tutta Italia è riuscito a raggiungere il tappeto rosso, a dispetto dello schieramento di forze di polizia in divisa e non che circondano l'area del Festival. Schierati in prima fila, hanno gettato riso nero e palloncini neri a simboleggiare la "morte della cultura" che, fuori dalla retorica dei grandi festival, è il prodotto più concreto delle politiche governative: l'attacco al FUS e la guerra all'università e al sapere sono state gli obiettivi degli slogan gridati dagli attivisti."Il precariato non è cool" , "Noi la crisi non la paghiamo" recitano alcuni degli striscioni e dei cartelli esposti.Alla manifestazione sono presenti attivisti, studenti e precari da tutta italia, insieme ai lavoratori di MTV in mobilitazione e al MOVem, il coordinamento nato alcuni mesi fa contro l'ennesima manovra contro il Fondo Unico per lo Spettacolo.

Ore 18.10 - Il testo che segue è stato diffuso alcuni minuti fa in una mailing list nazionale di movimento
«E' stato caricato pochi minuti fa il corteo composto da alcune centinaia di studenti dell'Onda e precari dello spettacolo in corso al Lido di Venezia, riunitisi alla spiaggia occupata di Global Beach, per protestare contro i tagli alla cultura e all'università. Il corteo stava raggiungendo in modo assolutamente pacifico e comunicativo l'Hotel Des Bains, nei pressi del tappeto rosso, di fronte a cui gli attivisti volevano lanciare una protesta simbolica e colorata contro la presenza al Lido del Ministro della Cultura Bondi, esponente del governo che sta sottraendo milioni di euro di fondi alla cultura, e distruggendo il sistema universitario pubblico italiano. La carica della polizia contro i precari e gli studenti è stata improvvisa e violenta, ed ha causato alcuni feriti, fortunatamente in modo non grave»

lunedì 6 luglio 2009

LIBERTA' PER GLI STUDENTI!

Questa notte in tutta Italia le forze dell'ordine hanno compiuto 21 arresti nei confronti di militanti del movimento studentesco per gli scontri avvenuti nell'ambito delle manifestazioni contro il G8 sull'università di Torino. La raffica di arresti avviene proprio alla vigilia delle mobilitazioni contro il vertice dei Grandi 8 de L'Aquila, ed ha l'aspetto di un atto intimidatorio volto a fiaccare le realtà di movimento.
Immediatamente dopo la notizia, il movimento studentesco si è riorganizzato per compiere una serie di manifestazioni davanti alle proprie università ed occupazioni di rettorati a Milano, Venezia, Bologna, Napoli. "Le occupazioni hanno l'obiettivo di ottenere un confronto con quei rettori che, durante il G8 sull'università, stavano ' dall'altra parte' ", afferma Roberto De Filippis, dei Giovani Comunisti di Avellino ma militante nel movimento studentesco napoletano, "vogliamo che prendano posizione e si schierino anche con una semplice dichiarazione in maniera solidale con i loro studenti arrestati". In tutta Italia si stanno tenendo in queste ore assemblee di movimento, per coordinare gli sforzi di tutte le realtà e dare un segno della presenza della conflittualità studentesca.
Immediata la replica del Segretario del PRC Paolo Ferrero, che ha commentato con il seguente comunicato stampa "Gli arresti di stanotte, che seguono le limitazioni del diritto a manifestare attuate in varie occasioni dal governo ed un clima di intimidazione in occasione delle manifestazioni, segnalano in modo pieno la strategia del governo: cerca di trasformare il confronto politico e sociale in un problema di ordine pubblico e in questo modo di circoscrivere e ridurre al minimo le espressioni del dissenso. Il tutto mentre i provvedimenti del governo - a partire dal pacchetto sicurezza - violano palesemente la Costituzione e legittimano il formarsi di squadracce in ogni città.
E’ del tutto evidente che gli arresti di stanotte sono arresti ad orologeria, tesi a criminalizzare il movimento contro il G8: si tratta di una operazione politica inaccettabile che denunciamo con forza.
Per parte nostra siamo impegnati alla costruzione di un movimento di massa contro le politiche del governo e di Confindustria, a partire dalle iniziative contro il G8. Riteniamo infatti che solo la costruzione di un largo movimento di massa, non violento nei modi quanto radicale nei contenuti, possa sconfiggere il tentativo reazionario del governo e aprire la strada ad una uscita da sinistra e democratica dalla crisi attuale."
Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa dei GC di Napoli:
"I Giovani Comunisti di Napoli esprimono piena solidarietà ai 21 studenti arrestati nell’ambito delle indagini sui fatti del G8 di Torino. Siamo con Paolo Ferrero nell’affermare che gli arresti suonano come una vera e propria bomba ad orologeria dal sapore fortemente intimidatorio nei confronti delle realtà conflittuali e di movimento, proprio perché vengono realizzati a tre giorni dall’importante appuntamento del contro G8 de L’Aquila. Ancora una volta, e in misura sempre più aggressiva, si realizza quella strategia di governo che vuole spostare il confronto dal piano politico a quello poliziesco.

Appoggiamo le occupazioni dei rettorati che il movimento studentesco ha messo in atto a Milano, Venezia, Bologna, Napoli per chiedere ai rettori, che hanno partecipato ai lavori del G8 sull’Università, di rispondere della loro posizione ora ed esprimere solidarietà rispetto ad una azione di criminalizzazione che si sta abbattendo i loro stessi studenti.

LIBERTA PER I COMPAGNI STUDENTI ARRESTATI
NESSUNO CRIMINALIZZI IL MOVIMENTO
I Giovani Comunisti di Napoli"


I GIOVANI COMUNISTI DI SINISTRA COMUNISTA SI ASSOCIANO AI MOVIMENTI TUTTI NEL CONDANNARE GLI ARRESTI INTIMIDATORI E NEL RICHIEDERE L'IMMEDIATA SCARCERAZIONE DEGLI STUDENTI ARRESTATI!

venerdì 22 maggio 2009

Comunicato Stampa dei Giovani Comunisti di Napoli sui fatti del G8 di Torino

Come Giovani Comunisti di Napoli abbiamo partecipato con convinzione al percorso politico di costruzione delle giornate di lotta contro il G8 University Summit di Torino. Eravamo presenti in piazza contro la privatizzazione delle Università e la mercificazione dei saperi che si vorrebbero asserviti agli interessi delle imprese e del capitale.

Condanniamo con forza la repressione che ha colpito il movimento durante la tre giorni di contro-vertice, repressione che è spia del clima di criminalizzazione del dissenso che si sta diffondendo in tutto il Paese, e che è sfociata in brutali cariche contro i cortei studenteschi. Tale atteggiamento ingiustificato delle forze dell’ordine ha provocato il ferimento di diversi manifestanti, tra cui la compagna Eleonora Forenza, della segreteria nazionale del nostro partito, a cui esprimiamo la nostra solidarietà, che ha riportato una frattura al braccio dovuta ad una manganellata.

Abbiamo dato il nostro contributo anche organizzativo alla riuscita della mobilitazione.

In piazza con lo spezzone nazionale dei GC abbiamo tentato di proteggere quella parte di corteo più giovane e meno preparata ad eventuali scontri, e pensiamo di aver raggiunto l’obbiettivo che ci eravamo prefissi.

Il clima di repressione che abbiamo denunciato sopra, legittimato dal governo, e le difficilissime sfide che attendono tutto il movimento, impongono un’unità d’azione (pur nel rispetto delle differenze) di tutte le forze comuniste ed anticapitaliste. Riteniamo infatti che sia fondamentale superare ogni forma di settarismo.

Giovani Comunisti Napoli

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martedì 19 maggio 2009

Dichiarazione del Prc sulle proteste degli studenti conto il G8 University summit di Torino

Anche questa volta gli studenti e i ricercatori in movimento hanno dimostrato la loro vitalità insieme alla ferma opposizione al G8 University Summit di Torino.
Sono stati tre giorni intensi di protesta ma anche di elaborazione e proposta politica.
Rifondazione comunista ha partecipato alle giornate di controvertice con convinzione e in massa, offrendo il proprio contributo politico ed organizzativo alla lotta contro una università d’ elite ed asservita agli interessi privati delle imprese.
Condanniamo con forza l’atteggiamento del Governo e delle forze dell’ordine che, attraverso dichiarazioni calunniose e azioni ingiustificatamente aggressive, hanno operato fin dal primo giorno con l’obiettivo di alzare il livello della tensione e reprimere lo spirito di vitalità e democrazia che questo movimento esprime.

Fabio de Nardis, Resp. naz. Università e Ricerca Prc-Se

Eleonora Forenza, Segreteria nazionale Prc-Se

lunedì 18 maggio 2009

G8 Torino: solidarietà con i manifestanti caricati dalla polizia!

Questa mattina, durante una manifestazione che vedeva centinaia di studenti protestare fuori il Castello del Valentino a Torino, nel quale si teneva il vertice sull'istruzione superiore nell'ambito del G8 Istruzione, la polizia ha risposto a lanci di uova e lacrimogeni con cariche di alleggerimento e manganellate. La compagna Eleonora Forenza, Responsabile scuola della segreteria nazionale di Rifondazione comunista, è uscita da uno scontro con gli agenti con il braccio fratturato e ferite alla testa.
Il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, parlando degli scontri, ha affermato "Si tratta di una minoranza che non va drammatizzata, ma neppure sottovalutata. Nel passato, piccoli gruppi di estremismo di sinistra hanno creato il terreno di coltura proprio del terrorismo".

Non possiamo più stare zitti. Di fronte ad un governo che ci chiama terroristi, estremisti, e che con i suoi provvedimenti fascisti e xenofobi mette in pericolo la stessa tenuta democratica e civile del Paese; di fronte a un apparato di stato repressivo che risponde con violenza sproporzionata alle giuste rivendicazioni dei soggetti in lotta; di fronte alla restrizione di quei diritti costituzionalmente sanciti come quello di manifestazioni, non possiamo più stare zitti. E' nostro dovere reagire. Dobbiamo riaffermare con forza che non ci lasceremo intimidire da queste azioni da Stato di polizia, e che continueremo a lottare per difendere il diritto all'istruzione, al lavoro, alla democrazia.

I Giovani Comunisti di Sinistra Comunista

sabato 21 marzo 2009

Operai e studenti, autodifendervi è un diritto!

di Daniele Maffione*
20-03-09

“Guerriglieri”. Questo è il modo in cui il ministro Brunetta, quello dell’eroica lotta ai “fannulloni”, ha definito gli studenti che tentavano di uscire in corteo dalla cittadella de La Sapienza a Roma per confluire nello sciopero dei lavoratori della conoscenza. E così, ancora una volta, la verità viene ribaltata dalle giustificazioni ideologiche del governo Berlusconi. Alle brutali cariche delle polizia e dei carabinieri, che dovrebbero tutelare i diritti dei cittadini e non reprimerli, gli studenti hanno opposto la propria resistenza, tentando di difendersi con oggetti, uova, finche il lancio delle proprie scarpe.

Ed in questo non c’è nulla di sbagliato, perché è giusto ribellarsi quando un’ordinanza fascista, come quella proposta dal ministro Maroni ed adottata dal sindaco Alemanno, impedisce lo svolgimento di un corteo di protesta per le strade delle città. “Io non la chiamo violenza quando questa è autodifesa, la chiamo intelligenza!”. Così Malcom X, il leader afro-americano, rispondeva ai cronisti che lo accusavano d’incitare i neri alla rivolta nei ghetti nordamericani, che venivano puntualmente stroncate nel sangue e nella repressione poliziesca.
La realtà, però, oggigiorno è ben diversa: non siamo, infatti, negli Stati Uniti degli anni ’60 del secolo scorso, dove era ancora concepita la segregazione razziale, ma nel 2009, l’anno della crisi capitalista. Speculazioni finanziarie, crisi industriale e svolte autoritarie caratterizzano il nostro tempo. Le cariche contro gli studenti a Roma sono soltanto un tassello del mosaico reazionario del governo Berlusconi. Il fascismo non è più proponibile nelle stesse forme del 1922, ma non essendo state estirpate le sue radici, si ripropone sempre come un pericolo per la nostra debole democrazia.
E l’attacco violento ai diritti dei lavoratori, a quelli civili ed individuali dimostrano quanto sia pericoloso sottovalutare la reazione del blocco dominante in Italia alla crisi capitalista. Un dato emerge dagli scioperi e dai cortei studenteschi degli ultimi mesi: nel nostro Paese, si sta tentando di reprimere il dissenso sociale e politico e, con essi, l’agibilità democratica.
Espressione degna di questo blocco dominante, che tiene assieme la Confindustria, il Vaticano e le banche, è il governo Berlusconi, che tramite i suoi ministri ogni giorno sfoggia un attacco alla Costituzione repubblicana, sulla quale ha indegnamente prestato giuramento. Gli attacchi del governo, però, non indicano soltanto un rigurgito anti-democratico, quanto il vero e proprio acuirsi della lotta di classe nel nostro Paese.
Lotta di classe che supera le frontiere e traccia lo scenario di un rinnovato conflitto tra il capitale ed il lavoro in ogni paese dell’Unione Europea, dalla Francia alla Lituania, dall’Italia alla Gran Bretagna. La caratteristica della nostra epoca, però, è che la lotta dei lavoratori, a differenza del passato, non si accompagna ad un’ideologia di eguaglianza ed emancipazione sociale, ma alla difesa del posto di lavoro. Da questo la sinistra di classe deve cominciare ad interrogarsi, poiché spezzando i vincoli di solidarietà internazionale tra i lavoratori, il capitale adotta impunemente misure differenti da paese a paese per tenere il polso di una crisi scaturita dal proprio ventre. E’, quindi, un tema essenziale per chi si definisce comunista nel XXI secolo porre la costruzione di un nuovo internazionalismo tra i lavoratori europei e mondiali.
Questo rinnovato conflitto tra capitale e lavoro compie, però, anche un altro prodigio: pone definitivamente una pietra tombale sulle teorie degli ideologi del “nuovismo”, tanto graditi a Bertinotti e Vendola, perché il costante tentativo di logorare dall’interno il marxismo non ha prodotto altro che un indebolimento del legame tra la classe ed il proprio partito politico.
Tuttavia, le ideologie non si superano con degli slogan, ma si producono ed attecchiscono nella lotta tra sfruttati e sfruttatori, come i nostri tempi stanno ancora a dimostrare. Serve allora riscoprire un rinnovato legame tra tutti i lavoratori, che si sta producendo dall’incontro delle lotte degli insegnanti precari e degli operai in cassa integrazione, degli impiegati e dei lavoratori dei trasporti. Ed oltre, poiché anche le nuove generazioni rivendicano il diritto alla parola, quel diritto sancito dalla Costituzione antifascista sorta dalla Resistenza, che il ministro Brunetta vuole negare, quando afferma che: “gli studenti sono dei guerriglieri e come tali vanno trattati”.
Eduardo Galeano, nel suo libro Le vene aperte dell’America latina, esprime bene un concetto che potrebbe essere d’aiuto al ministro Brunetta nelle sue infelici dichiarazioni. In quel testo Galeano spiega come le missioni nordamericane in quel continente abbiano prediletto, oltre che i colpi di stato, la costruzione di forti campagne per la contraccezione per contenere l’esplosione demografica e, con essa, i problemi sociali, poiché: “appare più igienico ed efficace ammazzare i guerriglieri nell’utero che non sulle montagne o nelle strade” (Le vene aperte dell’America latina, Sperling & Kupfer editore, pg. 9). Ma né la contraccezione in America Latina, né tanto meno le cariche delle forze dell’ordine in Italia contro studenti ed operai possono fermare il dissenso.
I lavoratori e gli studenti italiani, disabituati allo scontro duro col capitale, si stanno rapidamente politicizzando. Perché la difesa dei propri diritti non può essere fermata dalla propaganda, dalla paura e dalla violenza dello stato borghese. E’ per questo che bisogna unire tutte le lotte contro il governo Berlusconi ed rischi di involuzione neofascista, perché è il capitalismo che genera tutti i mali del nostro tempo.

*Coordinamento nazionale Giovani Comunisti Area SinistraComunista