Giovani Comunisti di Sinistra Comunista*

per una svolta a sinistra tra i Giovani Comunisti!
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lunedì 6 luglio 2009

LIBERTA' PER GLI STUDENTI!

Questa notte in tutta Italia le forze dell'ordine hanno compiuto 21 arresti nei confronti di militanti del movimento studentesco per gli scontri avvenuti nell'ambito delle manifestazioni contro il G8 sull'università di Torino. La raffica di arresti avviene proprio alla vigilia delle mobilitazioni contro il vertice dei Grandi 8 de L'Aquila, ed ha l'aspetto di un atto intimidatorio volto a fiaccare le realtà di movimento.
Immediatamente dopo la notizia, il movimento studentesco si è riorganizzato per compiere una serie di manifestazioni davanti alle proprie università ed occupazioni di rettorati a Milano, Venezia, Bologna, Napoli. "Le occupazioni hanno l'obiettivo di ottenere un confronto con quei rettori che, durante il G8 sull'università, stavano ' dall'altra parte' ", afferma Roberto De Filippis, dei Giovani Comunisti di Avellino ma militante nel movimento studentesco napoletano, "vogliamo che prendano posizione e si schierino anche con una semplice dichiarazione in maniera solidale con i loro studenti arrestati". In tutta Italia si stanno tenendo in queste ore assemblee di movimento, per coordinare gli sforzi di tutte le realtà e dare un segno della presenza della conflittualità studentesca.
Immediata la replica del Segretario del PRC Paolo Ferrero, che ha commentato con il seguente comunicato stampa "Gli arresti di stanotte, che seguono le limitazioni del diritto a manifestare attuate in varie occasioni dal governo ed un clima di intimidazione in occasione delle manifestazioni, segnalano in modo pieno la strategia del governo: cerca di trasformare il confronto politico e sociale in un problema di ordine pubblico e in questo modo di circoscrivere e ridurre al minimo le espressioni del dissenso. Il tutto mentre i provvedimenti del governo - a partire dal pacchetto sicurezza - violano palesemente la Costituzione e legittimano il formarsi di squadracce in ogni città.
E’ del tutto evidente che gli arresti di stanotte sono arresti ad orologeria, tesi a criminalizzare il movimento contro il G8: si tratta di una operazione politica inaccettabile che denunciamo con forza.
Per parte nostra siamo impegnati alla costruzione di un movimento di massa contro le politiche del governo e di Confindustria, a partire dalle iniziative contro il G8. Riteniamo infatti che solo la costruzione di un largo movimento di massa, non violento nei modi quanto radicale nei contenuti, possa sconfiggere il tentativo reazionario del governo e aprire la strada ad una uscita da sinistra e democratica dalla crisi attuale."
Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa dei GC di Napoli:
"I Giovani Comunisti di Napoli esprimono piena solidarietà ai 21 studenti arrestati nell’ambito delle indagini sui fatti del G8 di Torino. Siamo con Paolo Ferrero nell’affermare che gli arresti suonano come una vera e propria bomba ad orologeria dal sapore fortemente intimidatorio nei confronti delle realtà conflittuali e di movimento, proprio perché vengono realizzati a tre giorni dall’importante appuntamento del contro G8 de L’Aquila. Ancora una volta, e in misura sempre più aggressiva, si realizza quella strategia di governo che vuole spostare il confronto dal piano politico a quello poliziesco.

Appoggiamo le occupazioni dei rettorati che il movimento studentesco ha messo in atto a Milano, Venezia, Bologna, Napoli per chiedere ai rettori, che hanno partecipato ai lavori del G8 sull’Università, di rispondere della loro posizione ora ed esprimere solidarietà rispetto ad una azione di criminalizzazione che si sta abbattendo i loro stessi studenti.

LIBERTA PER I COMPAGNI STUDENTI ARRESTATI
NESSUNO CRIMINALIZZI IL MOVIMENTO
I Giovani Comunisti di Napoli"


I GIOVANI COMUNISTI DI SINISTRA COMUNISTA SI ASSOCIANO AI MOVIMENTI TUTTI NEL CONDANNARE GLI ARRESTI INTIMIDATORI E NEL RICHIEDERE L'IMMEDIATA SCARCERAZIONE DEGLI STUDENTI ARRESTATI!

mercoledì 24 giugno 2009

Napoli, aggressione omofoba. C´è l´identikit, caccia al branco.

La ventiseienne pestata è stata la sola a intervenire in soccorso degli amici. Una manifestazione domani alle 19. Identikit del branco, a piazza Bellini una notte di violenze.

C´è l´identikit del branco. E c´è la rabbia per una notte di violenza culminata con il pestaggio di Maria Luisa, la ragazza di 26 anni che è intervenuta per difendere un amico gay e ora rischia la perdita dell´occhio sinistro. Ricoverata nella divisione di Chirurgia vascolare dell´ospedale dei Pellegrini, i sanitari le hanno diagnosticato fratture multiple all´orbita dell´occhio sinistro. Dovranno operarla, non appena l´occhio si sgonfia. E mentre I-Ken, Arcilesbica e Arcigay, organizzano una fiaccolata per domani in piazza Bellini (appuntamento alle 19), i carabinieri sono sulle tracce del branco che nella notte tra domenica e lunedì ha aggredito Maria Luisa e il suo amico.

Gli investigatori stanno cercando in particolare due ragazzi. Uno è alto un metro e 55, corporatura esile, 20 anni circa, capelli castano scuri, a spazzola, rasati ai lati. Ha il viso scavato, occhi scuri e baffi incolti. Segno distintivo: un tatuaggio sul braccio destro. La sera dell´aggressione indossava una polo arancione. L´altro, ricorda Maria Luisa, aveva addosso un giubbotto nero, è un po´ più alto, circa un metro e sessantacinque, corporatura robusta ed è più giovane, circa 17 anni. Anche lui ha i capelli rasati. Secondo i carabinieri, però, non sono Skinheads: di certo sono ragazzi del quartiere Sanità.

«La cosa che più mi fa male?», si chiede Carlo Cremona, presidente I Ken, «ho ascoltato molti ragazzi presenti alla scena e mi hanno detto che l´amico di Maria è stato insultato e preso di mira per tutta la serata. Non si è trattato di un´aggressione improvvisata, ma è durata ore e la gente che era in piazza non ha fatto niente. È rimasta ferma. Solo Maria Luisa ha avuto il coraggio di intervenire ed è stata pestata. Se invece avessero reagito tutti non sarebbe accaduto nulla». Indifferenza e paura. «Quanto accaduto in piazza Bellini è indegno di una società civile – interviene il sindaco Rosa Russo Iervolino- È un preoccupante segno di intolleranza che colpisce la nostra comunità. Sono affettuosamente vicina a questa ragazza intervenuta con generosità e coraggio contro l´inaudita violenza del branco».

E l´assessore alla Legalità Luigi Scotti, insieme all´assessore Pari opportunità, Valeria Valente, da un lato invitano «cittadini e associazioni a dare un segno forte e a partecipare in tanti alla fiaccolata» di domani, dall´altro si impegnano a fare la propria parte «per garantire una maggiore sicurezza di chi, omo o etero che sia, sta trascorrendo una serata e viene aggredito, rafforzando da subito in quella zona la presenza della polizia locale». Ma soprattutto Scotti e Valente chiedono «una più stringente collaborazione delle forze dell´ordine» e sollecitano «misure di sicurezza e controllo per scongiurare il ripetersi di simili atti». I consiglieri comunali Francesco Nicodemo (Pd) e Francesco Minisci (Movimento per la sinistra) annunciano per domani mattina un incontro tra il questore e le associazioni gay, lesbiche e Lgbt. Le stesse che stanno organizzando la fiaccolata: «Faremo un sit-in e una fiaccolata – spiegano Arcilesbica, I ken, Arcigay e l´Udi – un presidio per dire basta alla violenza e per sentire la piazza nostra, sicura, viva».

Numerosi i messaggi di solidarietà: l´Arcigay offre assistenza legale e Imma Battaglia, leader del movimento gay, chiede l´intervento del ministro dell´Interno Roberto Maroni.
«Di fronte a questi atti dobbiamo convincerci a non arrenderci. Dobbiamo contrapporci con la nostra realtà concreta», commenta il cardinale Crescenzio Sepe. «Non si senta sola Maria Luisa in queste ore», scrive sul suo blog Antonio Bassolino. Solidarietà anche dall´assessore alle Politiche sociali della Regione, Alfonsina De Felice, e dall´assessore comunale Giulio Riccio (ieri in ospedale per visitare Maria Luisa), da Leonardo Impegno, presidente del Consiglio comunale e da Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale.

Fonte: La Repubblica, edizione di Napoli

venerdì 19 giugno 2009

PD-UDC: un progetto per far fuori i comunisti

Di Massimo Lorusso

In Piemonte si prepara il grande asse centrista UDC-PD per le prossime elezioni regionali e, forse, per un accordo più ampio a livello nazionale.

Le prime avvisaglie si sono avute già al primo turno nel comune di Tortona, importante comune della provincia di Alessandria, in cui il Partito Democratico e l’Italia dei Valori hanno presentato un candidato sindaco in comune all’Unione di Centro, Giorgio Bailo, esponente proprio del partito di Casini.

La conferma è arrivata al momento degli apparentamenti nella due provincie piemontesi al ballottaggio, Torino ed Alessandria, nelle quali dopo il primo turno sia il presidente uscente della Provincia di Torino (Saitta) che il presidente uscente di quella di Alessandria (Filippi), dopo un lungo corteggiamento e promesse di assessorati, hanno ottenuto lapparentamento conlUDC per il secondo turno.

L’asse UDC – PD in Piemonte, quindi, è ormai maturo e pronto per essere esteso anche alle regionali. Il progetto di una buona parte del PD, piemontese e nazionale, è chiaro: fare a meno dei comunisti, spostandosi a destra, per poter governare. Sinistra e libertà è parte integrante di questo progetto, pronta ad essere l’ala “sinistra” di una grande coalizione centrista.

Alla luce di questo, diventa difficile capire e condividere il progetto di Sinistra e Libertà, destinata ad una posizione di subalternità al Partito Democratico e di inevitabile dipendenza da esso.

In questo quadro anche alcune scelte dei compagni del i PdCI risultano discutibili:se in provincia di Torino hanno presentato un loro candidato al primo turno come ha fatto Rifondazione, ed ora si dicono preoccupati dellaccordo con lUDC, ad Alessandria, in cui sono in coalizione con il centro-sinistra dal primo turno, hanno accettato lapparentamento abbastanza passivamente.

Le regionali sono fra pochi mesi e probabilmente saremo costretti ad un campagna elettorale difficile, che vede una consistente parte del PD sperare in un accordo con lUDC per escludere le forze comuniste, e in particolar modo Rifondazione Comunista, dalle regioni. In questo caso sarebbe opportuno riuscire a creare in Piemonte un fronte compatto delle forze comuniste ed anticapitaliste, capace di resistere allennesimo attacco portatoci da una parte del Partito Democratico.

sabato 13 giugno 2009

Diciamo NO al Referendum beffa: il 21 giugno ASTIENITI!

1. Siamo tutti scontenti della vigente legge elettorale, unanimemente denominata “porcellum” con la quale si è votato nelle ultime due tornate elettorali (2006 e 2008).
2. Questa legge, attraverso le liste bloccate, ha espropriato gli elettori di ogni residua possibilità di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento, conferendo a una ristrettissima oligarchia di persone (i capi dei partiti politici) il potere di determinare al 100% la composizione delle Assemblee legislative. Di conseguenza tutti i “rappresentanti del popolo” sono stati nominati, da oligarchie di partito, svincolate da ogni controllo popolare.
3. Attraverso l’introduzione di soglie di sbarramento irragionevoli, il “porcellum” ha soffocato il pluralismo, espellendo le minoranze, non coalizzate dal Parlamento.
4. Il referendum proposto non corregge nessuno dei difetti del “porcellum” ma, al contrario, li aggrava, esaltandone le conseguenze negative.
5. Il referendum propone sostanzialmente due modifiche della vigente legge elettorale: a) attribuisce il premio di maggioranza alla lista, che abbia ottenuto anche un solo voto in più delle altre liste concorrenti, abrogando la possibilità che il premio venga attribuito ad una coalizione di partiti; b) determina il raddoppio delle soglie di sbarramento confermando per tutti la soglia del 4% alla Camera dei Deputati e dell’8% al Senato (che la legge attuale impone soltanto ai partiti non coalizzati).
6. Attribuire il premio di maggioranza ad una sola lista determina un incremento inusitato del premio stesso, sovvertendo la regola basilare di ogni democrazia che si poggia sul principio che le decisioni si prendono a maggioranza.
7. In questo modo si realizzerebbe una sorta di dittatura della minoranza, in quanto un solo partito, senza avere il consenso della maggioranza del popolo italiano, avrebbe nelle sue mani il controllo del Governo e la possibilità di eleggere – da solo – il Presidente della Repubblica e di modificare la Costituzione.
8. La chiamata degli elettori alle urne per il referendum nasconde un inganno: essa sfrutta l’insoddisfazione generale che tutti noi nutriamo verso questa legge elettorale (il porcellum) per spingerci ad un voto che, qualunque sia il risultato, non può avere altro effetto che quello di rafforzare il porcellum.
9. Per questo si tratta di un referendum beffa: ci chiama alle urne per ammazzare il porcellum, ma in realtà lo ingrassa e lo rende intoccabile, in quanto il Parlamento non potrebbe fare delle riforme elettorali perché vincolato dal voto popolare espresso con il referendum.
10. Per questo diciamo No al referendum elettorale, non andando a votare e rifiutando le schede del referendum, se chiamati alle urne per il ballottaggio

giovedì 4 giugno 2009

Arresti in Campania, i fatti confermano la battaglia di Rifondazione

La raffica di arresti ieri in Campania nell'ambito dell'operazione 'Green', riguardante i collaudi di ex impianti Cdr che sarebbero stati falsati, scoperchia la pentola di un disastro ambientale e sanitario su cui in molti hanno taciuto, e che solo alcune forze sociali e politiche hanno avuto il coraggio di denunciare apertamente. Ai domiciliari sono finite quindici persone, tra le quali il presidente della provincia di Benevento ed ex rettore dell’Unisannio, Aniello Cimitile del Pd, professori universitari, tra cui gli ex presidi della facoltà di ingegneria della Federico II di Napoli Oreste Greco e Vincenzo Naso e Rita Mastrullo, ordinario presso la stessa facoltà. Infine, il direttore del termovalorizzatore di Acerra Vittorio Vacca e alcuni funzionari della Regione Campania. Sono tutti indagati per falso ideologico, avendo attestato l'idoneità degli impianti quando erano già sequestrati e la conformità del loro prodotto alle specifiche del contratto stipulato tra Regione Campania e Fibe, società del gruppo Impregilo.

Solo poche settimane fa, il candidato alla Presidenza della Provincia di Napoli per la Lista Comunista Tommaso Sodano, da anni impegnato nelle battaglie contro la cattiva gestione della questione rifiuti, aveva presentato un esposto presso la procura della Repubblica in cui denunciava “gravi irregolarità che gli enti preposti stanno commettendo nella gestione del ciclo dei rifiuti”. Se confermati, gli arresti di ieri suonerebbero come la dimostrazione dell’evidenza di ciò che Sodano denuncia sin dal 2001. “Che gli impianti Cdr non funzionassero a norma lo stiamo denunciando da otto anni a questa parte,” afferma. E prosegue:“sulla difesa di questi siti c’è stata una sinergia bipartisan, da Bertolaso a Bassolino fino a Berlusconi che, durante la cerimonia di inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, ha definito i vertici Impregilo degli ‘eroi’.”

“Noi continuiamo a dire no a una gestione scellerata dell’emergenza rifiuti, al business e all’arricchimento basato su impianti che non funzionano, ma che producono solo danni alla nostra salute e a quelli dei nostri figli. L’alternativa ai rifiuti nelle strade e ai siti non a norma esiste – aggiunge – occorre puntare su un ciclo virtuoso dei rifiuti, sul riciclo delle materie prime investendo sui rifiuti come risorsa. E’ necessario – conclude il candidato alla presidenza della Provincia di Napoli - mettere un punto a questa gestione che ha provocato danni all’ambiente e alla salute. Diciamo no al cattivo funzionamento dei siti e alle lobby che sono alle spalle di questa gestione criminale”.

Le reazioni arrivano anche dal mondo dei precari della ricerca e dagli studenti.

"La mia cultura politica garantista" afferma Andrea Genovese, dottorando della Facoltà di ingegneria della Federico II di Napoli e militante del PRC "mi impone di attendere l'ultimo grado di giudizio prima di emettere pareri definitivi. Eppure, di fronte agli arresti di oggi (ieri per chi legge), che confermano quanto denunciato dal Partito della Rifondazione Comunista e da un vasto movimento popolare negli ultimi anni, non posso che esprimere una sensazione di tristezza. Qualora, infatti, le accuse mosse ai docenti di Ingegneria dovessero rivelarsi veritiere, ci troveremmo in una condizione surreale. Da aspirante ricercatore, ho sempre visto in queste personalità dei 'maestri', nel senso letterale del termine, quello del latino 'magister'. Che presuppone, oltre all'essere grandi uomini di scienza, l'essere portatori di un'etica d'acciaio; saper trasmettere, oltre che formule e nozioni, anche un modo di svolgere la professione di ingegnere conforme a una visione
sociale e progressiva del sapere. Mi dispiacerebbe se tutto ciò venisse drammaticamente a mancare, a vantaggio di una subcultura fatta di affarismo ed arrivismo, le grandi piaghe del sistema economico capitalista".

Lo sconcerto è sincero nelle parole di Francesca Pettinati, Giovane Comunista e membro del Comitato in Difesa dell'Università Pubblica di Ingegneria: "mi colpisce soprattutto la notizia secondo la quale anche il nostro ex-preside, il prof. Vincenzo Naso, che stimavamo come docente corretto e affidabile, sarebbe coinvolto negli arresti. Se le accuse dovessero essere confermate, questa sarebbe ennesima riprova del malcostume secondo il quale in questo Paese, e soprattutto nel nostro meridione, le posizioni di potere vengano spesso utilizzate per ottenere un proprio tornaconto. Trovo assurdo e paradossale che proprio le cariche pubbliche, la cui funzione dovrebbe essere messa innanzitutto a servizio della collettività e del bene pubblico, divengano invece posizioni di rendita a partire dalle quali realizzare interessi tutti privati. La cosa è ancora più grave se si considera il danno che è stato arrecato per mesi, e forse per anni, ad un bene tanto delicato ed importante come la salute dei cittadini, oltre allo scempio permanentemente inferto al nostro territorio ."

domenica 24 maggio 2009

Conflitto e giovani comunisti


di Daniele Maffione*

21-05-09

Il conflitto cresce nel Paese. Di pari passo, aumenta la repressione del dissenso da parte del governo Berlusconi. Questo è il messaggio che emerge dalle manifestazioni tenutesi a margine del G8 di Torino sui temi dell’istruzione e della ricerca.

Sabato nel capoluogo piemontese si è tenuto un imponente corteo operaio, con protagonisti i lavoratori degli stabilimenti di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese, a rischio chiusura; martedì, invece, una partecipata manifestazione studentesca ha percorso le strade della città, concludendosi con degli incidenti tra i manifestanti e le forze dell’ordine. La crisi sta esplicitando le contraddizioni di classe in Italia ed in Europa, dove la combattività dei lavoratori sta aumentando di fronte alle scorciatoie antidemocratiche tentate dai padroni, che prevedono chiusure di stabilimenti, licenziamenti in tronco, cassa integrazione, fame e repressione.

“Che fine hanno fatto i Giovani Comunisti?” era il titolo di un articolo comparso sulle pagine di Liberazione il 5 maggio a firma di Simone Oggionni, coordinatore dei giovani dell’area Essere comunisti. L’articolo di Oggionni pone un quesito importante, sottolineando l’assenza di direzione politica, che attraversa da febbraio la nostra organizzazione. Le soluzioni proposte, però, non rappresentano un’efficace risposta alla situazione di stallo dei G.C., poiché tempi e modi di una Conferenza nazionale non possono essere decisi dai singoli dalle righe di un articolo, ma vanno definiti in modo collegiale e democratico. Riguardo ai contenuti, poi, Oggionni proponeva di costruire un documento unitario a tesi emendabili, a partire dal contributo delle “sedici tesi”, elaborate dai compagni di Essere comunisti, proiettando la nostra organizzazione nella Conferenza, che egli propone di tenere in estate. Una Conferenza nazionale, per essere preparata seriamente, richiede mesi di lavoro e di preparazione, che non possono essere improvvisati o sostituiti dai proclami individuali. Inoltre, in questo momento, i G.C. dovrebbero concentrare tutte le proprie energie nella campagna elettorale e nelle mobilitazioni contro il G8, che sino a luglio terranno alta la mobilitazione politica. Pertanto, la Conferenza nazionale realisticamente non si potrà tenere che in autunno inoltrato. Sui contenuti, poi, pensare di definire un documento unitario, a partire dalle tesi già elaborate e scritte da qualcuno, è una proposta che sovverte qualsiasi principio democratico, che vedrebbe quest’organizzazione, già duramente provata dagli errori passati, precipitare nuovamente in una logica di contrapposizione e di “conta”.

La prossima Conferenza dovrà svolgersi analizzando il quadro politico interno ed internazionale, misurando l’attualità di un’organizzazione giovanile comunista e le sue prospettive di lotta nell’attuale società capitalista, governata dalla crisi economica, dal populismo e da fenomeni di disgregazione sociale molto profondi. Tempi, modi e contenuti del prossimo congresso giovanile potranno essere stabiliti soltanto da un organismo unitario e legittimato ad istituire questo percorso, come il Comitato di gestione provvisorio, che tutte le aree di quest’organizzazione hanno proposto nei mesi scorsi. Altre proposte rischiano di scadere nel plebiscitarismo e non aiutano la nostra organizzazione a ripartire dalla politica e dal conflitto in atto nella società.

A questo proposito, la risposta più efficace alla domanda, posta dall’articolo del compagno Oggionni, è venuta proprio dalla manifestazione di Torino del 19: i Giovani Comunisti hanno tenuto un loro spezzone nazionale, organizzando un proprio servizio d’ordine e proteggendo l’incolumità degli studenti torinesi. A memoria d’uomo, era dal 21 luglio 2001 a Genova che i G.C. non scendevano in piazza in una mobilitazione nazionale con un assetto del genere. Nessuno vuole negare i limiti, le debolezze, l’inesperienza ed anche l’esigua partecipazione, che seguono ad anni di smobilitazione della nostra organizzazione. I volti dei compagni incordonati erano molto giovani, a dimostrazione che la nostra organizzazione ha vissuto un ricambio generazionale. Ma anche evidenziando che il patrimonio politico della nostra organizzazione è molto ampio. Questi compagni vanno educati alla lotta, allo stare in piazza, manifestando le proprie idee e restituendo loro il senso d’appartenenza ad un’organizzazione giovanile, che deve fare del conflitto contro lo sfruttamento e l’oppressione capitalista la propria bandiera. Non tutti i compagni dei G.C., però, hanno sentito l’esigenza di stare in piazza e condividere le cariche ed i lacrimogeni con i compagni. Alcuni hanno partecipato in modo individuale ad altri spezzoni; altri ancora hanno apertamente boicottato la mobilitazione. E’ singolare, allora, scoprire che dietro alle domande poste negli articoli su Liberazione da alcuni dirigenti dei G.C., spesso non corrispondano le azioni pratiche, dove al protagonismo individuale bisogna sostituire lo slancio e l’abnegazione collettiva. Questi episodi traducono i nostri compiti immediati: costruire la Conferenza nazionale, per definire la nostra linea politica e ricostruire la presenza nei conflitti, preparandoci alla lotta. I Giovani Comunisti hanno l’esigenza di ripartire dalle idee, dalle analisi e dalla propria organizzazione, poiché questo è l’unico percorso che possa sancire la “svolta a sinistra” del Partito anche nell’organizzazione giovanile, ricostruendo la nostra presenza nei luoghi di lavoro, di studio e di conflitto. A Siracusa e Torino questo percorso ha dato i primi risultati. Ma siamo appena all’inizio. Ecco che fine hanno fatto i Giovani Comunisti! Ecco da dove dobbiamo ripartire!

*Coordinamento nazionale Giovani Comunisti , area Sinistra comunista

venerdì 22 maggio 2009

SE SEI DI SINISTRA, DILLO FORTE!

SE SEI DI SINISTRA, DILLO FORTE
( di Pietro Ingrao )

Nulla è sicuro, ma scrivi
(F. Fortini)

Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.

Il rischio è l’uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo - quello plebiscitario e populista del berlusconismo – che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell’opposizione sociale.

Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista - Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.

Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.

Pensiamo in primo luogo ad un voto d’ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell’anomalia di un’onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole – noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.

Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all’aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista.
Perché il futuro si può ancora scrivere,

il 6 e 7 giugno votiamo


Primi firmatari:

Pietro Ingrao,

Vincenzo Accattatis (giurista), Gianni Alasia (ex partigiano), Mario Alcaro (università della Calabria), Piergiovanni Alleva (giuslavorista), Lucio Allocca (attore-regista teatrale), Bruno Amoroso, Pierpaolo Andriani (sceneggiatore), Cesare Antetomaso (avvocato), Franco Argada, Giorgio Arlorio (sceneggiatore), Ferdinando Arzarello (università di Torino), Franco Bacchelli (università di Bologna), Paola Baiocchi (redattrice <>), Bruno Bartolozzi (giornalista), Riccardo Bellofiore (economista, università di Bergamo), Gioia Benelli (regista), Mauro Berardi (produttore cinematografico), Carlo Bernardini (fisico), Nicola Bernardini (compositore), Giovanni Bisogni (avvocato), Mimmo Borrelli (autore teatrale e attore), Nori Brambilla Pesce (segreteria Anpi Milano), Emiliano Brancaccio (economista, università del Sannio), Marco Brazzoduro (università La Sapienza, Roma), Ferruccio Brugnaro (poeta operaio), Mario Brunetti (meridionalista, presidente MUSA), Benedetta Buccellato (attrice - segr. Associazione Per il teatro italiano), Fortunato Calvino (autore e regista teatrale), Luigi Cancrini (psichiatra), Antonio Caprai (vulcanologo), Berardo Carboni (regista), Antonio Carena (pittore), Massimo Carlotto (scrittore), Francesco Caruso, Raniero Casini (segreteria nazionale SDL), Andrea Cavalletti (docente precario IUAV), Carlo Cerciello (regista teatrale), Valerio Cerretano (università di Glasgow), Paolo Ciofi, Elena Coccia (avvocata – Giuristi democratici Napoli), Paolo Coletta (attore-musicista), Vera Costantini (università Cà Foscari, Venezia), Silvano Cotti (fisioterapista nazionale italiana di calcio), Gastone Cottino (giurista, professore emerito università di Torino), Lorenzo D’Andrea (pittore), Dante De Angelis (macchinista- delegato alla sicurezza, licenziato), Walter De Cesaris (segretario Unione inquilini), Elena De Filippo (cooperatrice sociale), Roberto Del Gaudio (fondatore Virtuosi di S. Martino), Ivan Della Mea (cantautore e scrittore), Josè Luiz Del Roio (Forum mondiale delle alternative), Paolo De Nardis (università La Sapienza, Roma), Marco Dentici (scenografo), Massimo De Santi (fisico), Eugenio De Signoribus (poeta), Pippo Di Marca (regista teatrale), Don Andrea Gallo, Cristina Donadio (attrice), Eugenio Donise (già consigliere regionale Pci Campania), Ada Donno (giornalista, Presidente AWMR), Angelo d'Orsi (università di Torino), Lalla Esposito (attrice-cantante), Raffaele Esposito (attore), Angelo Ferracuti (scrittore), Nino Ferraiuolo (ex consigliere comunale Napoli, insegnante), Gianni Ferrara (costituzionalista), Luigi Ficarra (avvocato), Roberto Finelli (università Roma Tre), Milena Fiore (CGIL Bari), Iaia Forte (attrice), Giovanni Franzoni, Andrea Frezza (regista e scrittore), Galapagos (giornalista de <>), Clara Gallini (università La Sapienza, Roma - Pres. Ass. Ernesto De Martino), Maria Luisa Gallo, Ezio Gallori (fondatore Comu), Mario Geymonat (università Ca' Foscari, Venezia), Mario Gelardi (regista-autore teatrale), Ruggero Giacomini (storico), Enrico Giardino (Forum Dac, Roma), Antonella Guarnieri (storica), Diana Hobel (attrice), Domenico Jervolino (università Federico II, Napoli), Giorgio Inglese (università La sapienza, Roma), Davide Iodice (regista teatrale), Selly Kane (segreteria Cgil, Ancona), Roberto Lamacchia (avvocato), Beniamino Lami (segreteria nazionale Flc-Cgil), Peppe Lanzetta (autore-regista teatrale-attore), Fabio Licari (giornalista), Guido Liguori (università della Calabria), Giovanna Lombardi (avvocata), Sergio Longobardi (attore-regista teatrale), Domenico Losurdo (università di Urbino), Fabio Massimo Lozzi (regista), Domenico Lucano (sindaco di Riace), Mario Lunetta (scrittore-poeta), Fabio Marcelli (vice segretario Ass. internazionale Giuristi democratici), Giovanni Marini (università di Perugia), Citto Maselli (regista), Massimo Massussi (archeologo), Gerardo Mastrodomenico (attore), Daniele Mattera (attore), Giuseppe Mattina (avvocato), Eugenio Melandri (Associazione Chiama l’Africa), Lodovigo Meneghetti (architetto), Maria Grazia Meriggi (università di Bergamo), Davide Messinetti (università di Firenze), Peppe Miale (attore), Giuseppe Miale Di Mauro (autore-regista teatrale-attore), Emilio Molinari (ex parlamentare europeo), Raul Mordenti (università di Tor Vergata, Roma), Corrado Morgia (Fondazione Musica per Roma), Enzo Moscato (autore-regista teatrale-attore), Giuseppe Mosconi (sociologo del diritto, università di Padova) Luigi Negretti Lanner (compositore), Ibraima Niane (Fillea Cgil), Nicola Nicolosi (responsabile segretariato per l’Europa Cgil nazionale), Gian Paolo Patta (direttivo Nazionale Cgil), Tonino Perna, Ciro Pesacane (presidente Forum ambientalista), Barbara Pettine (sindacalista e femminista), Francesco Piccioni (giornalista de <>), Guido Piccoli (giornalista), Agostino Pirella (presidente onorario Psichiatria democratica), Clio Pizzingrilli (scrittore), Massimo Pizzingrilli (università di Osnabruck e Munster), Chiara Platania (scrittrice e femminista), Francesco Polcaro (ricercatore IASF), Giuseppe Prestipino (filosofo), Michele Prospero (università La Sapienza, Roma), Massimo Ranieri (attore-cantante), Carla Ravaioli, Fausto Razzi (compositore), Andrea Ricci (economista, università di Urbino), Annamaria Rivera (attivista antirazzista, antropologa, università di Bari), Basilio Rizzo (consigliere comunale di Milano), Mimmo Rizzuti, Roberto Romano (ricercatore), Alessandro Rossetti (sceneggiatore), Nino Russo (regista), Giancarlo Saccoman (segreteria nazionale Spi Cgil), Antonio Salvatore (violinista), Romano Salvatore (avvocato), Edoardo Sanguineti (poeta), Massimo Sani (regista), Manlio Santanelli (autore teatrale), Mario Santella (autore-regista teatrale-attore), Paolo Scarsi (tecnologo), Gianni Serra (regista), Luisa Severi (Rialto occupato, Roma), Vincenzo Siniscalchi (coordinamento nazionale Sdl intercategoriale), Paolo Solier (ex calciatore), Anita Sonego (Libera Università delle Donne, Milano), Vincenzo Sparagna (giornalista-disegnatore), Gabriella Stramaccioni (dirigente associazionismo), Leopoldo Tartaglia (dipartimento internazionale Cgil), Stefano Tassinari (scrittore), Mario Torelli (università di Perugia), Patrizio Trampetti (attore-cantante), Delfina Tromboni (storica), Luciana Tufani (editrice), Fulvio Vassallo Paleologo (università di Palermo), Vauro (giornalista-disegnatore), Manlio Vendittelli, Giovanna Vertova (università di Bergamo), Pasquale Vilardo (avvocato), Imma Villa (attrice), Pasquale Voza (università di Bari), Virginia Zambrano (università di Salerno), Piero Zucaro (drammaturgo), Massimo Zucchetti (scienziati contro la guerra)

Danno il loro sostegno
Lothar Bisky (Presidente Partito della Sinistra europea), Frei Betto (scrittore), Emir Sader (sociologo, Segretario CLACSO), Joao Pedro Stedile (dirigente Movimento Sem Terra), Marcos Del Roio (docente universitario, membro International Gramsci Soc.), Carlos Nelson Coutinho (docente universitario, responsabile Gramsci Society Brazil), Victoria Donda (Deputata nazionale Argentina), Cecilia Merchan (Deputata nazionale Argentina), Ana Maria Ramb (scrittrice), Iris Sicilia (giornalista), Carlos M. Zamorano (avvocato diritti umani), Nora Podesta (Lega Argentina diritti umani) Carlos Fonseca Teran (Nicaragua), Liliana Garcia Soza (attrice), Beda Sanchez (economista, ambientalista), Evelia Ochoa (operatrice sociale del Movimento delle organizzazioni di base Caracas), Mario Neri (fondatore del Circolo Antonio Gramsci del Venezuela), Giordano Bruno Venier (urbanista, architetto).

venerdì 8 maggio 2009

Aggiornamento dalle brigate di solidarietà

Le Brigate di solidarietà attiva al momento hanno montato e gestiscono, in coordinamento con la Protezione Civile, una cucina da campo a San Biagio dove è stato allestito anche un piccolo asilo sociale e uno spazio dove poter svolgere attività ricreative e teatro. Lì funziona una lavanderia popolare con tre lavatrici e, da domani, un internet point. E' attivo inoltre un servizio di assistenza psicotraumatologica con due psicologi e uno spaccio popolare dal quale partono rifornimenti a domicilio.
La cucina di Camarda è stata smontata e consegnata alla popolazione di Aragno in modo che, con i nostri rifornimenti quotidiani, i cittadini possano autogestirla.

Chiunque volesse partecipare all'organizzazione della brigata di solidarietà può chiamare i seguenti numeri:
Yassir Goretz - 338/8154400
yassir.goretz@rifondazione.it

La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) continua a funzionare come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati.
Singoli o strutture che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati o che vogliano dare il loro contributo sono pregati quindi di chiamare il numero 085.66788 o di spedire una mail a: info@rifondazioneabruzzo.org

domenica 3 maggio 2009

Reggio Emilia - Poliziotto impugna la pistola e spara per fermare i tre ragazzi in fuga dopo una scritta su un muro.

La mattina presto del 29 aprile a Reggio Emilia tre ragazzi, uno dei quali candidato sindaco di Reggio per "Lista Comunista per il Blocco Popolare", si avvicinano con una auto di fronte alla sede di Casapound. Escono in due e armati di bomboletta di vernice scrivono sulla sede di CasaPound "28 aprile ieri come oggi". (Il significato rimanda al giorno in cui venne fucilato Benito Mussolini a Giulino di Mezzegra nel Comasco).

In quel momento passa una volante della Digos dalla quale esce un poliziotto. Vista la presenza della polizia i due ragazzi salgono in auto per scappare. Ma nel fare manovra con l'auto, un poliziotto viene leggermente colpito ad un ginocchio. La prognosi per questo grave incidente sarà di tre giorni.

In risposta, l'agente non trova niente di meglio che sparare alle ruote dell'auto. A questo punto bloccata l'auto i tre ragazzi, due di venti anni e uno di ventuno, sono stati portati in questura . Tutti e tre incensuarti sono stati denunciati per concorso in resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e imbrattamento.

Troppe volte purtroppo abbiamo sentito parlare di proiettili deviati. Deviati da sassi, da reti metalliche. Sempre qualcosa si interpone quando i fatti diventano tragici, fra il proiettile e la sua innocua triettoria. Stavolta per fortuna nessun oggetto ha deviato la traiettoria del proiettile. Ma continuaiamo a chiedrci come sia possibile che un agente della Digos ritenga lecito usare un arma da fuoco con tutto quello che ne consegue, per fermare tre writer.

da www.infoaut.org

martedì 21 aprile 2009

G8 Ambiente. Difendiamo l’ambiente, la vita e il lavoro dai “grandi” della terra


COORDINAMENTO REGIONALE SICILIANO “CONTRO G8”

Dal 22 al 24 aprile la città di Siracusa sarà sede del summit G8 sull’ambiente. I ministri per l’ambiente degli otto governi cosiddetti più grandi del mondo, grandi sostenitori e applicatori delle politiche liberiste, grandi inquinatori, grandi devastatori, grandi responsabili del declino inarrestabile del Pianeta e dell’oppressione dei suoi abitanti, arriveranno a Siracusa e si barricheranno dentro il castello Maniace dell’isola di Ortigia.

A otto anni dalla rivolta di Genova gli 8 grandi troveranno ad attenderli, con la stessa determinazione di sempre, i movimenti che hanno riempito le piazze di tutto il mondo per opporsi al neoliberismo, allo sfruttamento, alla guerra, alla devastazione del pianeta. Sono movimenti presenti anche in Sicilia impegnati da sempre a difendere i territori, la salute, la vita, sostenere l’Antimafia Sociale, affermare i diritti fondamentali, costruire la solidarietà ai migranti, salvaguardare il valore delle differenze e le ragioni delle minoranze.

Siracusa rappresenta il simbolo della distruzione ambientale e umana, causata da sfruttamento estremo del territorio in nome dello “sviluppo a tutti i costi” a esclusivo vantaggio del profitto privato e del gioco dei politicanti locali, così ben rappresentati in parlamento e al governo, poggiante su solide saldature tra massoneria, politica, mafia.

La scelta di questa città come sede del summit sull’ambiente, voluto dalla ministra per l’ambiente Stefania Prestigiacomo, è paradossale perché l’area siracusana, limitrofa al triangolo della morte “Priolo-Augusta-Melilli” e all’area di Noto sfregiata dalle trivellazioni, è tra le più inquinate d’Italia e si appresta a superare ogni primato con l’arrivo di un rigassificatore e un inceneritore previsti dal governo di cui la Prestigiacomo fa parte.

Non dimentichiamo che la ministra, col possesso di tre aziende di famiglia presenti nel triangolo della morte (Coemi spa, Vetroresina engineering development, Sarplast –fallita), è una vera “figlia d’arte” quanto a pertinace impegno antiambientale. È anche azionaria di un’azienda gestita dal padre (Ved), sulla cui testa incombono processi per bancarotta fraudolenta, trattamento e smaltimento illegale di rifiuti, violazione delle norme di sicurezza nei confronti dei dipendenti. Eppure, con questo curriculum, con inverosimile spudoratezza osa ergersi a paladina dell’ambiente!

L’operato della famiglia Prestigiacomo ci sembra emblematico di un sistema di potere governativo. Le classi politiche che hanno amministrato questi territori possono fregiarsi di molti record negativi su scala nazionale e internazionale. Da mezzo secolo le multinazionali del petrolio e della chimica hanno inquinato aria, terra, acqua e annientato ogni forma di vita, ingannando la popolazione col miraggio del posto di lavoro. Le persone sono state e sono aggredite dai veleni, le famiglie sterminate dal cancro, la popolazione espropriata della speranza di un futuro, frustrata dall’impossibilità di consegnare un avvenire ai figli, la cui vita, come quella di ogni essere vivente dell’area siracusana, è segnata da rischio certo. Questo accade in un territorio, quello siciliano, che da sempre ha vissuto sulla propria pelle le scelte spregiudicate di un potere coloniale che impone privatizzazione di beni comuni come l’acqua, attua ostili processi di militarizzazione, espropria intere fette di territorio alle popolazioni locali (la base di Sigonella), si accinge a progettare e costruire, con costi altissimi per la popolazione, macchine di morte come inceneritori, rigassificatori e centrali nucleari, realizza il grande carcere per migranti a cielo aperto di Lampedusa e molti altri “guantanamo”, nostrani, semisegreti. E per non smentire l’arroganza colonialista del governo italiano, a coronamento del danno, si annuncia la beffa: un ponte faraonico, devastante per il territorio e di cui nessuno ha bisogno tranne l’avidità di governanti, ideatori e costruttori, palese espressione di delirante megalomania, estranea alla realtà e antitetica ai bisogni reali di sostegno e tutela delle popolazioni e dei luoghi.

Denunciamo questi attacchi contro la Sicilia e conosciamo anche cosa gli impostori del G8 fanno “per l’ambiente” sull’intero pianeta. I G8, riuniti per trattare a gran voce questioni ambientali, vanno a programmare nuovi saccheggi, impoverimenti, disastri sempre più traumatici per il pianeta, per il suo ecosistema, per l’umanità, praticando a livello mondiale quanto a livello locale agiscono i loro vassalli.

Non sapendo e non volendo cambiare rotta, scelgono di servirsi di vaste regioni della terra per farne sterminate discariche e preferiscono trasformare in nubi di diossina gli scarti del sovraconsumo di massa che hanno indotto, quando è ormai improrogabile ripensare i modelli di vita e di produzione/consumo e investire sulle conosciute e sane energie rinnovabili e sulle innocue e proficue, anche in termini di posti di lavoro, tecniche di riciclaggio dei rifiuti.

Il peggioramento delle condizioni di vita di interi pezzi di popolazioni testimonia il fallimento delle teorie economiche neo-liberiste, generatrici del drastico aumento della sperequazione sociale, della totale precarizzazione del lavoro in nome della “flessibilità”, della scomparsa del lavoro stesso.

Quello che è stato sbandierato e propinato al mondo come migliore “modello di sviluppo”, attraverso l’innesco di un processo di omologazione planetaria di consumo detta globalizzazione, è figlio dell’ultimo ruggito dell’esasperato capitalismo che ha scelto l’autocapitalizzazione della finanza, da un lato, e lo sfruttamento estremo di risorse e lavoro, dall’altro. Due vortici senza controllo e senza limiti, voluti e garantiti dai governi, che scaricano sugli anelli più deboli della catena il prezzo impagabile di questa escalation: lavoratori schiavizzati, popolazioni allo stremo, risorse in prosciugamento, cancellazione di ecosistemi. Il modello di sviluppo globale “all’infinito” inciampa e si infrange di fronte ai confini fisici del pianeta per l’incompatibilità fra la pretesa vorace e la disponibilità che si riduce, una pseudofilosofia che deve fare i conti con gli equilibri degli ecosistemi globali e locali, con le ricchezze delle diversità culturali e con i relativi tessuti sociali.

Le scelte dei governi di socializzare il debito e privatizzare gli utili, attraverso le elargizioni “statali” a banche e imprese, stanno aggravando i processi involutivi ancora a danno delle popolazioni. Addirittura si pretende di andare nella stessa direzione, come nel caso italiano, inventando inutili, rovinosi e costosissimi ecomostri da fare gravare sulle comunità, imponendoli con la forza, attraverso repressione del dissenso e militarizzazione dei territori.

Ma non possono e non devono essere queste le scelte volte a sanare i disavanzi pubblici prodotti da comitati d’affari, oggi direttamente governanti, coinvolti in vorticosi traffici miliardari; non dovranno essere pagati dai cittadini i debiti causati dalla finanza “creativa” che ha preteso di considerarsi sganciata dall’economia reale.

Noi, figli di questa terra devastata, non vogliamo stare a guardare un G8 che mortifica la vita e offende l’intelligenza. Reclamiamo la partecipazione attiva della popolazione perché cominci finalmente a divenire protagonista delle scelte del proprio destino e di quello dei luoghi a cui appartiene. Non aspettiamo che i grandi avvoltoi ed il loro seguito di sciacalli banchettino coi nostri
cadaveri. Invitiamo tutti a impegnarsi per la preparazione di questo importante appuntamento e a lavorare per proseguire, dopo questa tappa, su un percorso responsabile di riappropriazione del diritto di autodeterminazione.

Chiamiamo a raccolta ogni forma di aggregazione sociale, culturale e politica e quante altre persone disposte a impegnarsi per cambiare questo stato di cose attraverso un ampio fronte di dissenso contro coloro che giocano con i destini della nostra terra e delle nostre comunità. Ancora una volta pensiamo che i conflitti sociali siano l’unica via d’uscita dalle crisi e continuiamo la nostra lotta al sistema di sfruttamento e alle istituzioni nazionali e sovranazionali che lo rappresentano.

Il coordinamento regionale “Contro G8” promuove tre giorni di mobilitazione a Siracusa, 22, 23 e 24 aprile, in cui si contesterà con determinazione il vertice di Ortigia e si confronteranno proposte concrete, coniugabili con la tutela primaria del pianeta, dell’integrità dei suoi molteplici equilibri, di tutti i viventi, dell’umanità tutta e dei suoi diritti fondamentali.

martedì 7 aprile 2009

Terremoto: Prc sta organizzando una brigata di solidarietà attiva

Carissim* compagn*,

questa mattina la Segreteria nazionale ha deciso di organizzare una 'brigata' di compagne e compagni del partito
per offrire una solidarietà attiva alle popolazioni dell'Abruzzo colpite questa notte da un terribile terremoto.

Non appena la Protezione civile - con la quale siamo in contatto insieme ovviamente alle compagne e ai compagni
abruzzesi - ci comunicherà dove poter organizzare il campo, vi faremo sapere il materiale richiesto e la località.

Nel frattempo vi chiediamo di far circolare la notizia di questa iniziativa presso tutti i livelli del partito per cominciare a raccogliere le disponibilità.

Appena possibile, pubblicheremo tutte le informazioni sui siti www.rifondazione.it e www.partitosociale.org; per contatti diretti potete scrivere una mail al compagno Francesco Piobbichi ( piobbico@hotmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) incaricato dalla segreteria di seguire gli aspetti organizzativi.