Giovani Comunisti di Sinistra Comunista*

per una svolta a sinistra tra i Giovani Comunisti!
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domenica 20 dicembre 2009

Emendamenti al primo documento per la IV Conferenza dei GC

Giovani Comunisti: l’unità, il conflitto, la rifondazione comunista (Emendamento sostitutivo alla tesi n° 25)

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo,

Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”

Antonio Gramsci

Il nostro Partito é da tempo impegnato nella costruzione del percorso della Federazione della Sinistra. L'idea che ne sta alla base é quella della creazione di un fronte ampio di tutte le forze che si collocano alla sinistra del Partito Democratico, che possa arrivare ad intercettare il consenso di quei soggetti più deboli delusi dalle forze di sinistra.

La costruzione di un polo della sinistra d'alternativa autonomo dal PD costituisce un'esigenza obiettiva alla luce delle attuali dinamiche di conflitto e degli effettivi rapporti di forza esistenti. Tuttavia, non si può fare a meno di constatare che l’attuale processo di costruzione della Federazione, così come si sta sviluppando, non contempla un’alternativa attraverso una trasformazione in senso comunista della società; é evidente l'assenza, anche nello statuto costitutivo, di riferimenti alle conquiste del movimento operaio e ad un’interpretazione marxista della realtà, che prospettino il superamento in senso rivoluzionario del capitalismo. Se dunque non va condannata la Federazione in sé, critichiamo però le modalità con la quale essa si è costituita e ciò che essa rischia di diventare. Tale struttura, infatti, senza il riferimento ad un progetto politico ed un'identità ben definiti e marcatamente anticapitalisti, rischia di divenire un contenitore di forze con diverse opzioni strategiche sui temi del lavoro, delle alleanze politiche e della lotta al Capitale e che hanno il solo obiettivo di crescere in termini elettorali. Questo processo rappresenta la messa in discussione della “svolta a sinistra” di Chianciano, con cui poco più di un anno fa la maggioranza del nostro Partito decideva di difendere la propria autonomia politica e di rilanciare il progetto della rifondazione comunista. Se a Chianciano il Partito scelse di partire “dal basso” e “a sinistra”, il progetto della Federazione rischia di divenire una fusione operata “dall’alto” a “destra”. Su base giovanile, tale processo spingerebbe i G.C. a rinunciare di fatto alla loro autonomia e perdere quel patrimonio di storia ed esperienza che li ha resi in passato un soggetto riconosciuto dai movimenti e con un proprio radicamento politico.

Siamo invece convinti che la ricostruzione della Sinistra d’alternativa in Italia passi dal rafforzamento del nostro Partito e della sua organizzazione giovanile. In primo luogo, dobbiamo porre le basi perché Rifondazione Comunista, ed innanzitutto i G.C., diventino un nuovo “intellettuale collettivo”, in cui tutti i soggetti della produzione materiale ed intellettuale, dall'operaio al docente universitario, divisi e contrapposti dal capitalismo, possano comporre una lettura critica dell'intera società borghese ed elaborarne il superamento. E’ per questo che proponiamo l’istituzione di una vera e propria scuola di formazione politica, che è da lungo tempo un’esigenza della nostra base. In secondo luogo, con il recupero di un’analisi marxista, dobbiamo farci in grado di lanciare una sfida egemonica alle destre istituzionali e di contrastare efficacemente i rigurgiti neo-fascisti. A partire da un’approfondita analisi del conflitto capitale-lavoro, i G.C. vanno messi in condizione di ricostruire un proprio insediamento tra le nuove generazioni, colpite dal precariato lavorativo e dall’alienazione sociale prodotti dal capitalismo; di ridiventare un’organizzazione conflittuale, capace di animare le battaglie tra i giovani lavoratori, studenti e immigrati, rilanciando una nuova prospettiva rivoluzionaria. La lotta, il rafforzamento dell’organizzazione e la formazione teorica serviranno ai G.C. per attualizzare la rifondazione di un pensiero e di un Partito Comunista. Solo in questo modo potremo costruire un Polo anticapitalista che parta dall’unità delle lotte dal basso per operare la convergenza di tutte le forze della sinistra di classe.

Primi firmatari:

Daniele Maffione

Chiara Pollio

Mattia Celsi

Marco Nebuloni

Cosimo Bruzzo

Erwin Dorigo

Beniamino Simioli

Davide Di Rado

Marco Contu

Mauro Azzolina

Maria Masone

Massimo Lorusso

Antonio Callà

Grazia Di Ottavio

Lorenzo Scoccati

Roberto De Filippis

Le/i Giovani Comuniste/i in prima linea per la difesa dei beni comuni (emendamento integrativo alla tesi n°15)

Le/i Giovani Comuniste/i devono lottare per la difesa dei beni comuni e nel contrasto alla militarizzazione del territori.

Lottare oggi per i beni comuni significa adottare una posizione anticapitalista, a partire da una critica delle forme sfrenate di neoliberismo che, nell’ottica economica della mercificazione, arrivano ad aberrazioni quali la privatizzazione di risorse comuni e vitali come l’acqua. Nel nostro Paese abbiamo centinaia di fonti idriche che, privatizzate per la commercializzazione in bottiglia, sono state sottratte alle comunità locali per corrispettivi irrisori. E con il decreto Ronchi, che punta alla conversione delle aziende pubbliche di gestione in S.P.A. orientate al profitto e alla riduzione al minimo dei costi, la situazione è destinata a peggiorare. I risultati saranno l’esclusione delle fasce deboli dall’accesso all’acqua, la diminuzione dei controlli, i tagli al personale qualificato. La nostra iniziativa in tal senso ci deve vedere in prima linea in una battaglia sui territori tramite campagne d’appoggio a proposte di legge d’iniziativa popolare con tali obiettivi: ripubblicizzazione dell'acqua, erogazione di un quantitativo minimo pro-capite gratuito, ristrutturazione della rete idrica, introduzione della tariffazione progressiva.

La seconda questione sulla quale soffermarsi riguarda gli attuali modelli fallimentari di gestione dei rifiuti. Il sistema di smaltimento in Italia, basato sullo schema “produzione-utilizzo-messa in discarica-incenerimento”, risulta non sostenibile e deleterio per i territori e la salute delle persone. Quel che è peggio è che in Italia gli inceneritori vengono costruiti grazie ai proventi statali derivanti da voci di bolletta che dovrebbero essere destinati a fonti di energia pulita e rinnovabile. Un regalo del centro-sinistra prima della caduta del governo Prodi che equipara gli impianti a biomassa a quelli fotovoltaici ed eolici. Per non parlare dei rischi ben maggiori per la salute che derivano dalla fermentazione della frazione umida, che ad oggi non viene trattata in adeguati siti di compostaggio. Come G.C. dobbiamo batterci per l'alternativa di una produzione degli oggetti che possa prevedere, dopo il primo ciclo di utilizzo, un recupero integrale, attraverso un processo di riciclo virtuoso e sistematico. Come riferimento va utilizzato un modello di filiera di smaltimento dei rifiuti che prenda spunto dalla piattaforma “Rifiuti Zero”: riduzione a monte dei rifiuti, creazione di un piano rifiuti cittadino capace di dare nuova occupazione, creazione degli impianti di riciclaggio, raccolta differenziata porta a porta e, nelle grandi città, creazione di impianti T.M.B. (Trattamento Meccanico Biologico) o sistemi similari per il trattamento della frazione umida.

Oggi l’approvvigionamento energetico e la questione ambientale sono temi strettamente connessi e d’importanza vitale per il nostro Paese. I G.C. intendono criticare fortemente la linea demagogica e incostituzionale dell’attuale governo che, contravvenendo ad un Referendum Popolare sull’abolizione delle centrali nucleari, propone alle comunità locali l’installazione obbligatoria di tali impianti. Questi, così come le discariche o le grandi opere interessate da forti opposizioni locali e nazionali, vengono classificate come siti di “Interesse Strategico Militare”. Un decreto legge, varato ad hoc durante le mobilitazioni della popolazione campana contro l’apertura di nuove discariche, prevede l’interruzione delle normali garanzie democratiche in precise aree del territorio italiano, in contrasto con il principio della trasparenza e violando dunque direttamente il diritto di informazione e il collegato diritto di critica, così come tutelati dall’art. 21 della Costituzione. Queste lotte si intersecano dunque inevitabilmente con le lotte alla militarizzazione del territorio e quindi alla lotta all’imperialismo statunitense. Le basi nord-americane impiegano, spesso quasi a costo zero, i nostri beni comuni, che vengono perciò messi al servizio dell’egemonia degli USA e del loro modello politico, economico, sociale e culturale. E' dunque riconnettendo la lotta anti-imperialista alla difesa del territorio e dei beni comuni che dobbiamo sostenere la formazione di un movimento che si ponga come prospettiva la chiusura della totalità delle circa 113 basi militari USA e l’uscita dell’Italia dalla Nato, radicalizzando le lotte condotte dai diversi comitati e coordinamenti dei cittadini sorti sul territorio, volti ad aumentare il dissenso nei confronti della presenza militare yankee.

Primi firmatari:

Roberto De Filippis

Daniele Maffione

Chiara Pollio

Cesare Mussini

Marco Nebuloni

Cosimo Bruzzo

Erwin Dorigo

Beniamino Simioli

Davide Di Rado

Marco Contu

Mauro Azzolina

Maria Masone

Massimo Lorusso

Antonio Callà

Grazia Di Ottavio

Lorenzo Scoccati

Mattia Celsi

Antifascisti nelle lotte (Emendamento integrativo alla tesi n° 8)

“Tocca ai giovani continuare sulla strada maestra, ai giovani continuare la Resistenza.”

Giovanni Pesce - Partigiano

Il clima di accentuata disgregazione sociale determinato da questa crisi è stato pretestuosamente utilizzato dal Governo Berlusconi per realizzare profondi e violenti attacchi ai diritti dei lavoratori, dei migranti e degli studenti, determinando una svolta classista, xenofoba e securitaria nel nostro paese, della cui egemonia sono vittime anche le forze moderate d’opposizione. Questo non è scollegato dall’avanzata del senso comune di destra e del neo-fascismo: è proprio il disagio sociale da un lato, e le risposte discriminatorie che le destre di governo forniscono dall’altro, a foraggiare la proliferazione dei gruppi neofascisti, ed a permettere a questi ultimi la conquista di agibilità politica e sociale. Persino le rivendicazioni storiche del movimento comunista, come il diritto alla cultura, gli spazi sociali e l'intervento nel disagio quotidiano, divengono campo d'azione di una nuova destra, che si palesa e nella veste “sociale” e in quella “istituzionale”.

E’ proprio per questo che l’antifascismo deve essere bussola imprescindibile di tutta l’azione politica dei GC, sia come riferimento politico-culturale, sia come pratica sociale da riconnettere alla natura anticapitalista di un’organizzazione giovanile comunista. Le radici del nostro antifascismo devono affondare in quel patrimonio di valori e di ideali che è stata la Resistenza, nella quale importanza centrale ebbero i ceti popolari e la classe operaia, nostri referenti sociali primari.

Oggi più che mai la condivisione di questi valori è doverosa e necessaria. Ma il valore fondante dell’antifascismo non va trasformato in semplice enunciazione di principio o momento cerimoniale. Esso deve vivere, in primo luogo, in un’azione di contrasto sul piano culturale contro chi tende, attraverso una continua opera di revisionismo, a svilire di significato questo patrimonio di idee. In secondo luogo (ma di certo non meno importante) è la nostra stessa militanza che va riformulata su queste basi, nell’obiettivo di contrastare i sempre più frequenti episodi di neo-fascismo, che si declinano nel vecchio cancro xenofobo, razzista, classista ed omofobo. Il primo passo operativo che proponiamo in questa direzione è che i G.C. si facciano promotori di Coordinamenti antifascisti permanenti, che aggreghino tutti i soggetti antifascisti e la cittadinanza democratica, con la funzione di mantenere viva la militanza antifascista e di non farsi cogliere impreparati di fronte a episodi che richiedano reazioni politiche immediate. Nostra priorità deve inoltre essere la stretta collaborazione nelle reti e network antifascisti che si sono costituiti nella lotta contro i rigurgiti reazionari; nelle quali i GC devono porsi l’obiettivo di spostare il fuoco dell’azione dal semplice contrasto ai gruppi di estrema destra ad una battaglia che tenga assieme lotta al neo-fascismo ed alle politiche reazionarie del Governo Berlusconi. Non va poi dimenticata la necessità di un sempre più forte sostegno, con conseguente campagna d’iscrizione massiccia, alle varie sezioni ANPI, vista la recente apertura ai giovani all’interno dell’associazione.

Primi Firmatari:

Daniele Maffione

Luca Marchi

Chiara Pollio

Mattia Celsi

Marco Nebuloni

Cosimo Bruzzo

Erwin Dorigo

Beniamino Simioli

Davide Di Rado

Maria Masone

Marco Contu

Mauro Azzolina

Roberto De Filippis

Massimo Lorusso

Antonio Callà

Grazia Di Ottavio

Lorenzo Scoccati

mercoledì 26 agosto 2009

Come proseguire il cammino della Rifondazione Comunista?


Nell'ambito del
1° Corso di Formazione politica di sinistracomunista*
(26/31 agosto - Rocca di Papa - Roma)
Sabato 29 agosto alle 16,30 a Rocca di Papa
Incontro/dibattito
COME PROSEGUIRE IL CAMMINO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA?
con
G. Pegolo - R. Mantovani - S. Valentini - B. Bracci Torsi
Modera: L. Petrone
Info: Daniele - 3343123484

venerdì 22 maggio 2009

SE SEI DI SINISTRA, DILLO FORTE!

SE SEI DI SINISTRA, DILLO FORTE
( di Pietro Ingrao )

Nulla è sicuro, ma scrivi
(F. Fortini)

Viviamo il tempo buio di una crisi inedita e strutturale del capitalismo, una crisi economica, sociale, ambientale e alimentare determinata da decenni di politiche neoliberiste: si apre la strada ad una vera e propria crisi di civiltà il cui emblema è la guerra tra i poveri.

Il rischio è l’uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo - quello plebiscitario e populista del berlusconismo – che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell’opposizione sociale.

Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista - Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.

Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.

Pensiamo in primo luogo ad un voto d’ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell’anomalia di un’onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole – noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.

Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all’aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista.
Perché il futuro si può ancora scrivere,

il 6 e 7 giugno votiamo


Primi firmatari:

Pietro Ingrao,

Vincenzo Accattatis (giurista), Gianni Alasia (ex partigiano), Mario Alcaro (università della Calabria), Piergiovanni Alleva (giuslavorista), Lucio Allocca (attore-regista teatrale), Bruno Amoroso, Pierpaolo Andriani (sceneggiatore), Cesare Antetomaso (avvocato), Franco Argada, Giorgio Arlorio (sceneggiatore), Ferdinando Arzarello (università di Torino), Franco Bacchelli (università di Bologna), Paola Baiocchi (redattrice <>), Bruno Bartolozzi (giornalista), Riccardo Bellofiore (economista, università di Bergamo), Gioia Benelli (regista), Mauro Berardi (produttore cinematografico), Carlo Bernardini (fisico), Nicola Bernardini (compositore), Giovanni Bisogni (avvocato), Mimmo Borrelli (autore teatrale e attore), Nori Brambilla Pesce (segreteria Anpi Milano), Emiliano Brancaccio (economista, università del Sannio), Marco Brazzoduro (università La Sapienza, Roma), Ferruccio Brugnaro (poeta operaio), Mario Brunetti (meridionalista, presidente MUSA), Benedetta Buccellato (attrice - segr. Associazione Per il teatro italiano), Fortunato Calvino (autore e regista teatrale), Luigi Cancrini (psichiatra), Antonio Caprai (vulcanologo), Berardo Carboni (regista), Antonio Carena (pittore), Massimo Carlotto (scrittore), Francesco Caruso, Raniero Casini (segreteria nazionale SDL), Andrea Cavalletti (docente precario IUAV), Carlo Cerciello (regista teatrale), Valerio Cerretano (università di Glasgow), Paolo Ciofi, Elena Coccia (avvocata – Giuristi democratici Napoli), Paolo Coletta (attore-musicista), Vera Costantini (università Cà Foscari, Venezia), Silvano Cotti (fisioterapista nazionale italiana di calcio), Gastone Cottino (giurista, professore emerito università di Torino), Lorenzo D’Andrea (pittore), Dante De Angelis (macchinista- delegato alla sicurezza, licenziato), Walter De Cesaris (segretario Unione inquilini), Elena De Filippo (cooperatrice sociale), Roberto Del Gaudio (fondatore Virtuosi di S. Martino), Ivan Della Mea (cantautore e scrittore), Josè Luiz Del Roio (Forum mondiale delle alternative), Paolo De Nardis (università La Sapienza, Roma), Marco Dentici (scenografo), Massimo De Santi (fisico), Eugenio De Signoribus (poeta), Pippo Di Marca (regista teatrale), Don Andrea Gallo, Cristina Donadio (attrice), Eugenio Donise (già consigliere regionale Pci Campania), Ada Donno (giornalista, Presidente AWMR), Angelo d'Orsi (università di Torino), Lalla Esposito (attrice-cantante), Raffaele Esposito (attore), Angelo Ferracuti (scrittore), Nino Ferraiuolo (ex consigliere comunale Napoli, insegnante), Gianni Ferrara (costituzionalista), Luigi Ficarra (avvocato), Roberto Finelli (università Roma Tre), Milena Fiore (CGIL Bari), Iaia Forte (attrice), Giovanni Franzoni, Andrea Frezza (regista e scrittore), Galapagos (giornalista de <>), Clara Gallini (università La Sapienza, Roma - Pres. Ass. Ernesto De Martino), Maria Luisa Gallo, Ezio Gallori (fondatore Comu), Mario Geymonat (università Ca' Foscari, Venezia), Mario Gelardi (regista-autore teatrale), Ruggero Giacomini (storico), Enrico Giardino (Forum Dac, Roma), Antonella Guarnieri (storica), Diana Hobel (attrice), Domenico Jervolino (università Federico II, Napoli), Giorgio Inglese (università La sapienza, Roma), Davide Iodice (regista teatrale), Selly Kane (segreteria Cgil, Ancona), Roberto Lamacchia (avvocato), Beniamino Lami (segreteria nazionale Flc-Cgil), Peppe Lanzetta (autore-regista teatrale-attore), Fabio Licari (giornalista), Guido Liguori (università della Calabria), Giovanna Lombardi (avvocata), Sergio Longobardi (attore-regista teatrale), Domenico Losurdo (università di Urbino), Fabio Massimo Lozzi (regista), Domenico Lucano (sindaco di Riace), Mario Lunetta (scrittore-poeta), Fabio Marcelli (vice segretario Ass. internazionale Giuristi democratici), Giovanni Marini (università di Perugia), Citto Maselli (regista), Massimo Massussi (archeologo), Gerardo Mastrodomenico (attore), Daniele Mattera (attore), Giuseppe Mattina (avvocato), Eugenio Melandri (Associazione Chiama l’Africa), Lodovigo Meneghetti (architetto), Maria Grazia Meriggi (università di Bergamo), Davide Messinetti (università di Firenze), Peppe Miale (attore), Giuseppe Miale Di Mauro (autore-regista teatrale-attore), Emilio Molinari (ex parlamentare europeo), Raul Mordenti (università di Tor Vergata, Roma), Corrado Morgia (Fondazione Musica per Roma), Enzo Moscato (autore-regista teatrale-attore), Giuseppe Mosconi (sociologo del diritto, università di Padova) Luigi Negretti Lanner (compositore), Ibraima Niane (Fillea Cgil), Nicola Nicolosi (responsabile segretariato per l’Europa Cgil nazionale), Gian Paolo Patta (direttivo Nazionale Cgil), Tonino Perna, Ciro Pesacane (presidente Forum ambientalista), Barbara Pettine (sindacalista e femminista), Francesco Piccioni (giornalista de <>), Guido Piccoli (giornalista), Agostino Pirella (presidente onorario Psichiatria democratica), Clio Pizzingrilli (scrittore), Massimo Pizzingrilli (università di Osnabruck e Munster), Chiara Platania (scrittrice e femminista), Francesco Polcaro (ricercatore IASF), Giuseppe Prestipino (filosofo), Michele Prospero (università La Sapienza, Roma), Massimo Ranieri (attore-cantante), Carla Ravaioli, Fausto Razzi (compositore), Andrea Ricci (economista, università di Urbino), Annamaria Rivera (attivista antirazzista, antropologa, università di Bari), Basilio Rizzo (consigliere comunale di Milano), Mimmo Rizzuti, Roberto Romano (ricercatore), Alessandro Rossetti (sceneggiatore), Nino Russo (regista), Giancarlo Saccoman (segreteria nazionale Spi Cgil), Antonio Salvatore (violinista), Romano Salvatore (avvocato), Edoardo Sanguineti (poeta), Massimo Sani (regista), Manlio Santanelli (autore teatrale), Mario Santella (autore-regista teatrale-attore), Paolo Scarsi (tecnologo), Gianni Serra (regista), Luisa Severi (Rialto occupato, Roma), Vincenzo Siniscalchi (coordinamento nazionale Sdl intercategoriale), Paolo Solier (ex calciatore), Anita Sonego (Libera Università delle Donne, Milano), Vincenzo Sparagna (giornalista-disegnatore), Gabriella Stramaccioni (dirigente associazionismo), Leopoldo Tartaglia (dipartimento internazionale Cgil), Stefano Tassinari (scrittore), Mario Torelli (università di Perugia), Patrizio Trampetti (attore-cantante), Delfina Tromboni (storica), Luciana Tufani (editrice), Fulvio Vassallo Paleologo (università di Palermo), Vauro (giornalista-disegnatore), Manlio Vendittelli, Giovanna Vertova (università di Bergamo), Pasquale Vilardo (avvocato), Imma Villa (attrice), Pasquale Voza (università di Bari), Virginia Zambrano (università di Salerno), Piero Zucaro (drammaturgo), Massimo Zucchetti (scienziati contro la guerra)

Danno il loro sostegno
Lothar Bisky (Presidente Partito della Sinistra europea), Frei Betto (scrittore), Emir Sader (sociologo, Segretario CLACSO), Joao Pedro Stedile (dirigente Movimento Sem Terra), Marcos Del Roio (docente universitario, membro International Gramsci Soc.), Carlos Nelson Coutinho (docente universitario, responsabile Gramsci Society Brazil), Victoria Donda (Deputata nazionale Argentina), Cecilia Merchan (Deputata nazionale Argentina), Ana Maria Ramb (scrittrice), Iris Sicilia (giornalista), Carlos M. Zamorano (avvocato diritti umani), Nora Podesta (Lega Argentina diritti umani) Carlos Fonseca Teran (Nicaragua), Liliana Garcia Soza (attrice), Beda Sanchez (economista, ambientalista), Evelia Ochoa (operatrice sociale del Movimento delle organizzazioni di base Caracas), Mario Neri (fondatore del Circolo Antonio Gramsci del Venezuela), Giordano Bruno Venier (urbanista, architetto).

venerdì 3 aprile 2009

Un voto contro la crisi, per l'alternativa


03-04-09

di Daniele Maffione*

Questa volta il voto utile serve davvero. Non va dato, però, al Partito Democratico, che ha sostenuto lo sbarramento al 4% con il P.d.l. di Berlusconi, e che fa tutto tranne l’opposizione al governo della destra. Tanto meno all’Italia dei Valori, che cerca di cavalcare l’assenza della sinistra dal Parlamento italiano. Questa volta il voto utile bisogna darlo alla lista comunista ed anticapitalista, che presenterà un proprio cartello elettorale ed un progetto alternativo per le elezioni europee.

Discontinuità. Questa è la parola chiave che anima la lista anticapitalista, che si rivolge direttamente alla testa ed alla pancia dei lavoratori in cassa integrazione, ai precari, agli studenti ed agli emarginati della società capitalista, nella quale è in atto una crisi economica che, come scrive l’economista Emiliano Brancaccio sulle pagine di Liberazione del 2 aprile, per dimensioni e conseguenze, sarà peggio di quella del famigerato 1929.

Tuttavia, bisogna evitare di commettere gli errori del recente passato, che spinsero i dirigenti dei partiti della sinistra ad animare il cartello elettorale de La Sinistra L’Arcobaleno dell’aprile 2008, presentandolo come l’atto costituente di un nuovo partito della sinistra. In quel periodo, una parte dei gruppi dirigenti di sinistra spingeva in quella direzione, senza rendersi conto che lo sbocco sarebbe stato perdente in partenza: non si coglievano le esigenze concrete dell’elettorato storico di sinistra, che non è legato tanto ai simboli, quanto ai programmi. Il resto è storia. E’ importante, perciò, non presentare il cartello della sinistra comunista ed anticapitalista come la costituente di un nuovo partito. Rifondazione comunista, che è il partito più grande della coalizione, insieme agli altri soggetti che animano la lista, deve rimanere una formazione politica autonoma, che inizia un percorso d’unità d’azione con altre forze per la costruzione di un fronte politico contro il capitalismo. Questo è il dato essenziale di queste elezioni, suddivise tra europee ed amministrative, poiché restituisce alla sinistra i suoi tratti originari d’antagonismo al capitale, che è la risposta più concreta alle esigenze degli oppressi, che in Italia ed in Europa stanno opponendo la propria resistenza alle scelte padronali.

Il voto alla sinistra anticapitalista, inoltre, porta con se anche un altro significato: è il modo più concreto di combattere il governo Berlusconi ed il blocco sociale che lo sostiene, in cui, le banche, gli industriali, i finanzieri, il Vaticano accrescono immensamente il proprio potere, a scapito degli operai e dei soggetti subalterni.

Altre soluzioni stavolta non sono praticabili. Il Partito Democratico, sconvolto dagli scontri interni e privi di un’identità di sinistra, crede di poter rispondere a Berlusconi con le sue stesse armi, cioè con il populismo. Di Pietro tenta di conquistare credibilità sui temi del lavoro candidando un ex-sindacalista come Maurizio Zipponi, ma perde la vista e la parola di fronte alle cariche della polizia contro gli operai e gli studenti. La lista “Sinistra e Libertà”, animata da ceto politico, che per anni ha condotto la sinistra alla catastrofe, raccoglie, sotto un unico cartello, soggetti e culture politiche che dovrebbero fare a cazzotti fra loro, con l’unico obiettivo di frantumare quella sinistra che si dice di voler unire!

No, oggi più che mai il voto non va regalato a chi non lo merita! Milioni di lavoratori rischiano di perdere la propria autonomia, non eleggendo le istanze politiche che storicamente ne esprimono gli interessi. Il voto è una conquista della Rivoluzione francese, poiché attribuisce ad ogni cittadino la possibilità di esprimere la propria opinione. In Italia, c’è voluta la Resistenza per affermare il suffragio universale di uomini e donne. Questo diritto va difeso. Questa volta, il voto alla sinistra anticapitalista è un pugno contro i padroni ed i razzisti, contro la disoccupazione e la guerra fra poveri, contro i ladri e gli speculatori, contro la repressione del dissenso ed il neofascismo. E, soprattutto, è un voto per l’alternativa, perché superare il 4% per noi comunisti non sarà una vittoria, ma solo l’inizio della controffensiva all’oppressione borghese.

*Coordinamento nazionale Giovani Comunisti Area SinistraComunista